«Contenti per lei e la famiglia per loro è una liberazione»
piombino. La notizia inizia a circolare pochi minuti prima delle 14: Fausta Bonino è stata assolta in appello “per non aver commesso il fatto”. Resta una condanna a un anno e mezzo per ricettazione, relativa ad alcuni medicinali trovati nella sua abitazione durante la perquisizione effettuata al momento del suo arresto. Condanna fra l’altro sospesa. Nulla in confronto all’ergastolo a cui era stata condannata nella sentenza di primo grado nell’aprile del 2019 per la morte di quattro pazienti, deceduti nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Villamarina dopo la somministrazione di dosi massicce di eparina.
Fausta Bonino assolta, quindi. Basta poco perché la notizia clamorosa inizi a girare a Piombino che, a fine marzo del 2016, si svegliò dal torpore di cittadina di mare e d’acciaio, con l’arresto della cosiddetta “infermiera killer”.
La donna abita con la famiglia in un palazzo di via Primo Maggio, zona prettamente residenziale che, in un pomeriggio di gennaio, fa fatica a vedere anima viva. Poco importa che sia stata giudicata non colpevole l’ex infermiera del presidio ospedaliero piombinese. In giro non c’è nessuno.
Il campanello di casa Bonino/Di Biagio cade nel vuoto. Succede perlopiù anche provando a chiamare i vicini di casa. Qualcuno, però, nonostante l’ora pomeridiana e l’indolenza invernale, si fa vedere. C’è chi esce di casa con tuta e abbigliamento sportivo, pronto per una seduta all’aria aperta di attività fisica. Come una ragazza che non si sofferma a parlare, limitandosi a un rapido commento: «Non lo sapevo, mi fa piacere per lei – afferma la condomina – Quando sono tornata in questa casa era già successo tutto e non siamo mai andati oltre a un buongiorno e una buonasera. Anch’io, poi, sto spesso fuori per lavoro. Non saprei che altro dire, davvero».
«Che c’è, cosa vuole? – si affaccia alla finestra la signora Mirella Becherini – Davvero è stata assolta? No, non lo sapevo. Stavo facendo un riposino. La notizia me la sta dando lei e mi fa molto piacere. Ho sempre pensato che fosse innocente, ma non da ora. Da subito. Sono così felice per Fausta e per la sua famiglia».
A qualcuno la notizia dell’assoluzione è, invece, già arrivata: «Sì, ho appena saputo e sono contenta per la signora Bonino – dice Francesca Ridi – Non abbiamo mai avuto grandi rapporti, e l’ho sempre vista molto poco. È stata tanto tempo all’Elba, ed è tornata a Piombino da poco. Ripeto, mi fa piacere per lei. So che è stata male per tutta questa faccenda, com’è ovvio che sia».
«Sono venuto a trovare mia sorella – spiega Maurizio Bartalini – Mi fa piacere per la signora Fausta che si è sempre dichiarata innocente. E poi sembra che in quel reparto, dalle ultime testimonianze, potesse entrare chiunque». «All’epoca dei fatti, in questo appartamento abitava mia zia – racconta Cinzia Bartalini – Bonino mi è sempre sembrata una donna riservata. Immagino che negli ultimi anni lo fosse diventata anche di più. D’altra parte non riesco a pensare a come si viva con una spada di Damocle del genere sulla testa. A ogni modo, l’ho vista sempre molto poco, ma credo che questa sentenza alleggerisca finalmente la sua vita. Per questo sono felice per lei e per la sua famiglia, il marito, i figli. Per tutti loro è una liberazione. Non è facile combattere contro il giudizio della gente. Giudizio che, fra l’altro, va oltre questa sentenza. Non posso, però, non pensare anche alle famiglie dei deceduti. La sentenza di assoluzione lascia comunque un insoluto e, alla fine, non c’è risposta per loro».
«Non abito qui, io – dice frettolosamente un uomo, uscendo dal portone di via Primo Maggio – Ci vive mia mamma. E non conosco la signora Bonino. Non so chi sia. L’hanno assolta? Non dovreste chiedere un parere a me, ma al giudice che ha deciso in tal senso».
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