Il Tirreno

Portoferraio 

«È il momento di agire per eliminare i cinghiali»

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Portoferraio. «La comunità elbana è in rivolta da Portoferraio a Marina di Campo, da Capoliveri a Marciana. Più di 70 realtà del tessuto civile, produttivo, culturale e ambientalista hanno aderito ad una petizione lanciata dal Comitato per l’eradicazione del cinghiale, per chiedere alla Regione Toscana la cancellazione dell’Elba come “area vocata alla caccia cinghiale”, il contenimento a zero del cinghiale lo stralcio dell’Elba dal Piano faunistico e venatorio regionale». Così il Comitato eradicazione cinghiale e il Comitato Raffaello Foresi denunciano la situazione insostenibile per tutte le aziende agricole e turistiche, e che mette a rischio la biodiversità insulare e la sicurezza delle persone a causa della presenza dei cinghiali all’Elba.

«L’isola d’Elba, la perla dell’Arcipelago toscano diventata nel 2003 riserva Unesco, è invasa e devastata dai cinghiali che ne mettono a rischio il patrimonio di biodiversità», sottolineano i due comitati che rilanciano un «appello ad agire, prima che sia troppo tardi e la situazione diventi irrimediabile».

«Si tratta di riconoscere la peculiarità della condizione insulare anche in relazione alla fragilità degli equilibri ecologici di un ambiente unico racchiuso in un piccolo lembo di terra ed avviare, insieme al Parco, un piano di contenimento a zero del cinghiale utilizzando un progetto Life, finanziato dall’Unione Europea per l’ambiente e il clima, o le risorse del Pnrr», dice Vittorio Rigoli, imprenditore agricolo, una delle anime del Comitato per l’eradicazione del cinghiale all’Elba –. La mia azienda agricola si trova nella piana di Lacona. Ho sempre avversato le recinzioni, penso che dove sia necessario definire una proprietà o una funzione d’uso si possano utilizzare siepi o semplici staccionate. Ma ora, come altri coltivatori, devo recintare tutto se voglio ancora produrre qualcosa sottraendo le colture alla devastazione operata dai cinghiali».

«Il momento per agire è particolarmente favorevole quanto a possibilità di reperimento delle risorse necessarie utilizzando progetti “life” o del Pnrr – ribadiscono i Comitati –. Se si perde questo treno ci si dovrà rassegnare alla definitiva devastazione della biodiversità, dell’assetto idrografico nonché delle campagne e dei giardini. Richiamiamo la Regione alle proprie responsabilità. Il rischio è che si affidi nuovamente la soluzione del problema a chi lo ha generato, ovvero le organizzazioni venatorie. Occorre un sussulto di dignità istituzionale e di coraggio politico per assicurare un finale diverso».

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