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Dalla necropoli romana a un museo a cielo aperto

Manolo Morandini
Dalla necropoli romana a un museo a cielo aperto

Venturina: il progetto dell’amministrazione per valorizzare i recenti ritrovamenti Gli attrezzi dell’Ottocento serviranno a raccontare la storia recente della comunità

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Manolo Morandini

venturinA. Da giovane paese cresciuto a lato dell’Aurelia, Venturina Terme ha scoperto di avere radici antichissime. Merito delle indagini archeologiche avviate nel 2020, dirette dalla Soprintendenza e finanziate dal Trust Sostratos, nelle tre aree Pulledraia, Mausoleo romano di Caldana e area della Via Aurelia/Aemilia Scauri. A fronte di scavi che andranno avanti nei prossimi anni l’obiettivo è di avviare una sorta di musealizzazione per rendere fruibile la parte scavata, una specie di cantiere aperto con pannelli che aiutino il visitatore a leggere il sito. Cuore del progetto è il Mausoleo romano di Caldana. Il colpo d’occhio ad oggi non è dei migliori. Ma la promessa è di arrivare alla sistemazione del sito a primavera. E riannodare il filo con la storia più recente della comunità. Quella che a loro modo raccontano attrezzi e oggetti di uso comune custoditi nei capannoni del Museo della civiltà del lavoro, ormai chiuso al pubblico da anni.

IL MAUSOLEO

Il Mausoleo necessità di un intervento articolato, attualmente in fase di progettazione. L’obiettivo è di sistemare l’area asportando la terra fino a raggiungere il livello della banchina di tufo. È a questo livello che si trovano la tomba scavata e i pozzetti di età villanoviana che, portano indietro di altri mille anni rispetto al contesto romano, e dimostrano una continuità di frequentazione di questi luoghi da epoca antichissima. Una zona sacra, legata al culto delle acque termali e usata per secoli per le sepolture dei defunti. C’è anche un altro dato sottolineato più volte dall’assessore alla Cultura Gianluca Camerini: «Il mausoleo nel contesto toscano è l’unica testimonianza di questo genere, per trovarne altri si deve andare in Lazio o in Umbria».

Da qui alla Pulledraia dove sono state rinvenute sepolture che rivelano la presenza di una estesa necropoli di età romana e tardoantica in prossimità del tracciato della Via Aurelia. È scavando per riportare alla luce le sepolture che gli archeologi sono arrivati a intercettare la strada, che ha un aciottolato largo 4 metri. Si tratta dell’Aurelia o della Aemilia Scauri, ma è presto per dire con certezza a chi si deve la costruzione della strada. L’area archeologica è stata recintata, ma devono essere installati i pannelli per aiutare il visitatore a leggere ciò che si trova davanti. «L’obiettivo è di aprire alle visite in primavera», dice la sindaca di Campiglia Marittima Alberta Ticciati.

IL PROGETTO

Adesso si tratta di dare gambe ai lavori. «Gli uffici stanno lavorando al progetto definitivo – sostiene Ticciati –. Abbiamo ottenuto un finanziamento dalla Fondazione Coop Toscana Lazio di 20mila euro, come contributo alla costruzione del percorso, sfruttando le aree a verde pubblico, per arrivare al Mausoleo con l’esposizione di pezzi del Museo della Civiltà del lavoro. Nel complesso, si tratta di un intervento nell’ordine dei 160mila euro che comprende anche la messa in sicurezza dell’area di visita del Mausoleo». Che aggiunge: «L’idea è quella di riportare pezzi del Museo del lavoro in mezzo alla gente e dargli un significato, all’interno dell’attuale capannone non sono fruibili». E sottolinea: «A ispirare la soluzione è la volontà di fare dell’arte e della cultura un patrimonio diffuso, fruibile a tutti. Per questo vogliamo portarle in mezzo alla comunità, unendo le origini recenti del nostro territorio con le sue radici storiche». I tempi? «Stiamo provando a correre per realizzarlo entro la fine della primavera. La questione tecnica più complessa è come mettere in sicurezza l’area di visita del Mausoleo, considerato che si creerà uno strapiombo. È necessario progettare un muro e un adeguato parapetto».

IL MUSEO

Il Museo della civiltà del lavoro, allestito nel 1993 dal Comitato cittadino in un capannone all’interno dell’area fieristica, raccoglie migliaia di strumenti di lavori che hanno caratterizzato l’attività economica della Val di Cornia negli ultimi due secoli. Ospita anche la donazione Giovanni Lazzerini, composta da 12mila reperti tra attrezzi del lavoro contadino e oggetti di vita quotidiana. Nel percorso a cielo aperto solo alcuni pezzi troveranno una loro valorizzazione. La struttura da anni è chiusa al pubblico. I lavori per l’adeguamento alla prevenzione incendi, finiti al centro di una disputa tra Comitato e Comune, non sono mai partiti.

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