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Dissalatore per la Val di Cornia Legambiente: «Opera inutile»

Dissalatore per la Val di Cornia Legambiente: «Opera inutile»

Il progetto Asa non è stato discusso neppure con le amministrazioni comunali «Sarebbe uno spreco energetico e avrebbe un costo di gestione insostenibile»

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CAMPIGLIA. Bocciato sul nascere il dissalatore a Franciana. Il progetto non convince i circoli Legambiente Val di Cornia e Arcipelago Toscano. «In più occasioni abbiamo dimostrato di non essere pregiudizialmente contrari a moderni dissalatori, ma abbiamo sempre detto che devono essere fatti quando e dove servono, per garantire l’autonomia idrica».

Sul progetto a cui sta lavorando il gestore del servizio idrico integrato Asa Spa il Cigno verde mette in luce più di una critica. La cornice è la conferenza finale Life Rewat sulla tutela dell’acqua in Val di Cornia, che si è tenuta al Concordi il 10 dicembre. «Si è discusso per tre anni, sono state acquisite le idee dei partecipanti, fatti approfondimenti con ricerche, redatti progetti, fatte sperimentazioni e avviati progetti pilota. Tutto questo ha portato ad avere un quadro esatto della situazione e scelto un indirizzo sul tipo di interventi che sono necessari al territorio per affrontare la carenza idrica e gli effetti del cambiamento climatico – sottolinea Legambiente –. Infine, è stato messo a punto un piano, con un elenco di azioni che hanno le caratteristiche di essere poco impattanti, poco costose e che si propongono di ripristinare gli equilibri naturali». Tra queste il risparmio di acqua in agricoltura, le opere di gestione dell’alveo del Cornia per incrementare il ravvenamento naturale delle falde, il riuso delle acque reflue, la captazione di acque potabili dal subalveo del fiume, le opere di ravvenamento artificiale e la diffusione di buone pratiche. «Tutto il lavoro è stato finalizzato al ripristino della falda profonda, sia per il suo miglioramento qualitativo che per affrontare i prevedibili scenari di siccità».

C’è un dato. «Tutti gli interventi proposti e poi approvati, sono stati esaminati e convalidati da un comitato scientifico, e darebbero dei risultati sorprendenti per le quantità di acque che si risparmierebbero o che si possono recuperare e anche per il miglioramento della qualità e per il risparmio energetico. Però, all’ultimo momento Asa ha cercato di inserire, senza mai averlo discusso, un progetto di dissalatore a Franciana e una seconda condotta sottomarina per l’Elba. Progetto che non è stato presentato e discusso neppure con le amministrazioni comunali, socie di maggioranza della Società».

L’acqua è e sarà un elemento sempre più scarso e prezioso, all’Elba come in Val di Cornia. «Ma il dissalatore è un progetto inutile per la situazione idrica della Val di Cornia e doppiamente energivoro per l’energia che occorrerebbe anche per spingere l’acqua fino all’Elba – dicono gli ambientalisti –. Inoltre, la costruzione di un’altra condotta sottomarina fa lievitare i costi e le bollette per i cittadini. Naturalmente, nel percorso virtuoso di Rewat questo progetto non è stato inserito, anche dietro le proteste di Legambiente, per l’atteggiamento scorretto di Asa».

Alla conferenza del 10 dicembre Asa ha chiarito che «l’esigenza di questo nuovo dissalatore deriva dai bisogni idrici dell’Elba, per coprire il picco cruciale dell’estate, e un impianto così costoso non poteva essere fatto all’Isola, in quanto avrebbe funzionato solo per poche settimane. Da qui la scelta di farlo a Franciana, così sarebbe servito anche per la Val di Cornia. Questa logica è inaccettabile perché rappresenta uno spreco energetico e avrebbe un costo di gestione insostenibile». Legambiente ricorda ce «la scelta di fare un dissalatore da 28 milioni di euro in continente per mandare l’acqua su un’isola non è molto diversa dal costoso e inefficiente rifornimento con bettoline ai tempi delle ricorrenti crisi idriche elbane, che sono cessate solo con la costruzione del collegamento idrico con la Val di Cornia. Si tratta di una filosofia totalmente contraria a quella espressa dai vari componenti del percorso partecipativo Rewat e questa esperienza; non è certo un esercizio intellettuale, ma l’indirizzo amministrativo che viene dato».

Sul tavolo Legambiente mette la proposta di un percorso partecipato, anche all’Elba. E conclude: «Occorre anche che i Comuni, che compongono la maggioranza dei soci di Asa, assumano la direzione degli obiettivi programmatici della società e che Asa risponda ad un indirizzo politico amministrativo dei soci che ne fanno parte».

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