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Nuovo piano strutturale Norme troppo rigide sul consumo di suolo
Monteverdi. Presentate ai cittadini le linee guida per la redazione del nuovo Piano strutturale. A differenza del passato e per decisione regionale, sarà intercomunale: Monteverdi ha scelto di andare a braccetto con Pomarance per coincidenti interessi in geotermia e rapporti nell’Unione montana, e anche per divergenti prospettive di lungo termine, e ciò garantisce interferenze al minimo di un comune sull’altro.
Il Piano strutturale è «la fotografia del territorio e delle sue risorse – sottolinea il sindaco di Monteverdi Francesco Govi –, ma una volta adottato sarà il Piano operativo a mettere a terra le scelte politiche dell’amministrazione». Che dovrà destreggiarsi in una sorta di slalom tra i “paletti” della nuova legge regionale sull’uso del territorio, successive disposizioni e Piano paesaggistico.
Il confronto si annuncia spigoloso. «La giunta Giani non può pretendere di legiferare alla stessa maniera che si tratti di Firenze o di Monteverdi», è il messaggio che anticipa la battaglia, postato dal geologo Sergio Crocetti a cui nella redazione del Piano strutturale compete l’aggiornamento degli aspetti geologici, sismici e idraulici riguardanti il capoluogo, Canneto e il Faro del Castelluccio.
Le difficoltà
All’interno dell’area urbanizzata la Regione vieta il consumo di nuovo suolo, e consente il recupero di volumi esistenti. Il sindaco è esplicito: «Andiamo al confronto con Firenze per definire i confini dell’area urbanizzata». In altre parole, solo ampliando quel perimetro, all’interno si potrà fare qualcosa in più e di nuovo. Poi c’è la campagna: 100 chilometri quadrati è la superficie del territorio comunale, una delle più grandi della Toscana, allo stato delle cose qui gli spazi per nuova edificazione sono riservati solo a iniziative turistico-ricettive. I privati? Niente.
Le scelte politiche
Govi ha in animo un piano e per realizzarlo avrà bisogno di consenso politico ampio e forza di convinzione personale. Dalla sua un precedente, quello che è passato alla storia di Monteverdi come “l’articolo 29”, cioè la scelta politica di precedenti amministrazioni Giannoni di consentire il recupero dei vecchi ruderi sparsi nella campagna a fini abitativi, fissati entro precisi limiti le volumetrie e le superfici. Allora l’idea di valorizzare i siti rurali abbandonati piacque molto e diverse furono le costruzioni sorte o avviate sui vecchi “sassi”, poi un’inchiesta della magistratura livornese finita con una generale assoluzione rallentò gli ulteriori sviluppi.
Oggi il sindaco Govi lo dice pubblicamente di pensare a un “articolo 29 bis” con caratteristiche rapportate ai tempi, ma pur sempre meno rigide di quanto preveda la normativa in vigore: questa è la linea guida, farla entrare nel nuovo Piano strutturale è la scommessa politica dei prossimi mesi.
Risuonano a sostegno le considerazioni dell’architetto Massimo Bartolozzi, collaboratore dell’amministrazione monteverdina da diversi anni e ben addentro alle norme dell’urbanistica toscana. «A Monteverdi non c’è stata la speculazione edilizia che abbiamo visto in altri comuni – dice Bartolozzi –. Il territorio ha una sua verginità e dal punto di vista idrogeologico non presenta rilevanti emergenze: è un valore agli effetti di un ordinato sviluppo turistico». Coordinatrice del Piano strutturale è Roberta Pozzagli di Pomarance, oltre a quelli nominati collaborano l’ingegnere Gabrielli e l’agronoma Caterina Poli. Tutti si sono dati tempi stretti: approvazione del Piano entro marzo 2022.
Giorgio Piglia
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