Il Tirreno

l’agorà del pd a terni sulla siderurgia 

Il piano nazionale dell’acciaio resta ancora un mistero

Il piano nazionale dell’acciaio resta ancora un mistero

Re David (Fiom): nessuno ci convoca per parlare del futuro delle acciaierie Pochi giorni al termine fissato da Todde per trovare l’accordo Jsw-Invitalia

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PIOMBINO. «Nessuno vuole convocare i sindacati per discutere di quello che accade nelle acciaierie. Per avere attenzione sui problemi di Piombino o dell’Ex Ilva, siamo costretti a scioperare. I sindacati sono totalmente esclusi dalle riflessioni sulle politiche industriali, ambientali, strutturali, siamo chiamati solo quando ci sono esuberi da gestire».

Lo ha detto ieri la segretaria la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David, intervenendo a Terni all’agorà del Pd dedicata al tema dell’acciaio, dal titolo “Strategie per la siderurgia italiana”.

Un punto della situazione che arriva a pochi giorni dalla fine del mese, termine che la viceministro dello Sviluppo, Alessandra Todde, ha indicato per la chiusura dell’Accordo Jsw-Invitalia.

Rispetto al piano nazionale della siderurgia, annunciato più volte nel corso dei mesi dal ministro Giancarlo Giorgetti, la segretaria della Fiom ha sostenuto che con i sindacati «nessuno lo ha discusso e neanche ci è stato vagamente presentato».

E proprio sul piano nazionale della siderurgia il vicesegretario nazionale del Pd, Giuseppe Provenzano, ha chiesto a Giorgetti «di fare chiarezza. Il piano esiste? Allora lo tiri fuori. È solo una bozza? Nessun problema, ne discutiamo insieme. Se invece non c’è contribuiremo a scriverlo. Ma su questo il ministro deve essere chiaro».

«Se ArcelorMittal, Terni, Piombino, nord-est e nord-ovest sono dentro questo piano – ha affermato Re David – non lo sappiamo, i lavoratori non lo sanno». Inoltre, secondo la segretaria Fiom, «il piano nazionale della siderurgia deve andare insieme al piano energetico, non si può parlare di innovazione se non si capisce come si fa l’energia elettrica con un certo costo, il gas, e come si arriverà all’idrogeno nel futuro. Spero che di questi temi qualcuno ne stia discutendo. Questo qualcuno non siamo noi a nessun livello. A noi si aspetta di dire quello che succederà».

La viceministro dello Sviluppo, Alessandra Todde, sul punto ha offerto una risposta generica, sostenendo che «sul piano nazionale dell’acciaio è necessario avere una strategia condivisa, non solo per rispondere in modo organico alle singole vertenze, ma anche per evitare che si contrappongano interessi e modi produttivi diversi, in assenza di linee guida. Altrimenti rischiamo di essere poco competitivi a livello di sistema Paese».

La viceministro ha poi affermato più in generale che «la partita dell’acciaio non si gioca sul tavolo nazionale, ma attraverso la regolamentazione europea, fondamentale affinché il settore nazionale della siderurgia sia competitivo a livello internazionale. Questo perché ci confrontiamo con produttori stranieri, come Cina, Russia e Turchia che producono con costi energetici decisamente diversi – ha concluso – non avendo attenzione sui processi di decarbonizzazione».



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