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«Riportiamo all’Elba le opere napoleoniche usando la tecnologia e la realtà virtuale»
L’idea lanciata da Giuseppe Battaglini per dare una veste nuova e moderna alla galleria Demidoff di villa San Martino a Portoferraio
La proposta
Luigi Cignoni
«Perché non provare a ricostruire in modo virtuale, sfruttando le tecnologie più avanzate, le collezioni che il principe russo Anatolio Demidoff, imparentato con Napoleone, è riuscito a mettere insieme e a esporle nella galleria che oggi porta il suo nome, alla “maison rustique” (villa di campagna, ndr) a San Martino? Alla luce del fatto che oggi il sito è completamente spoglio di opere d’arte?». La proposta è stata avanzata da Giuseppe Battaglini – direttore emerito degli istituti culturali della città di Portoferraio e del Centro nazionale studi napoleonici – nel convegno internazionale destinato alla famiglia Demidoff, collezionista di fama mondiale, che si è tenuto in streaming, causa pandemia, l’ultima settimana di ottobre.
All’evento hanno partecipato i referenti dei maggiori musei del vecchio contenente, quali la Galleria degli uffizi, i musei Stibbert, Palazzo Pitti, l’Ermitage, il Louvre, il British Museum per citarne i più famosi. La città di Portoferraio era stata invitata in quanto un rampollo dei Demidoff, Anatolio, ha realizzato su quest’isola in cui il Generale governava da sovrano nel 1814, la galleria che porta il suo nome. L’obiettivo era quello di accogliere in un unico sito la ricchissima collezione dell’era napoleonica.
«Il progetto e la sua realizzazione – ha detto Battaglini – sono particolarmente interessanti non solo per il collezionismo di un membro acquisito della grande famiglia dei napoleonidi, ma anche per la progettazione museografica di uno dei primi spazi architettonici dedicati alla funzione museale, a fronte di musei che normalmente riusano edifici nati per altre funzioni».
A conti fatti quello realizzato dal principe russo è stato il primo museo napoleonico al mondo aperto ai visitatori come “Musée de San Martino à l’ile d’Elbe”. Correva l’anno 1856 e nel 1860 Le Monier a Firenze pubblicò il catalogo delle opere e oggetti qui custoditi. Secondo la pubblicazione anonima fiorentina furono 267 i reperti conservati fra sculture, quadri, acquarelli, miniature, porcellane, bronzi, reliquie, medaglie, monete e incisioni librarie. Il decennio di maggior splendore della Galleria Demidoff è relativa al decennio 1860. Ma è nel ‘70 che iniziò la dispersione delle collezioni elbane. Per vedere la costituzione del “Museo nazionale delle residenze napoleoniche elbane”, sottratto alle proprietà private occorre aspettare i primi anni del 1930.
Oggi la Galleria è sostanzialmente vuota. «Partendo dal catalogo 1860 – ha detto Battaglini – si potrebbero seguire i percorsi delle aste dei cimeli napoleonici fino a raggiungerli, se non fisicamente almeno in immagine. L’esigenza di un progetto integrato tra pubblico e privato potrebbe ricostruire virtualmente un percorso scientificamente corretto dei tesori custoditi all’interno della Galleria. Si andrebbe a riprendere il progetto già avviato dall’ex direttrice Roberta Martinelli che qualificò sempre come residenze i due musei elbani. La Galleria così potrebbe costituire la parte dinamica che, partendo dal recupero virtuale delle collezioni demidoviane, documenti la storia, e il mito napoleonico sfruttando le tecnologie più sofisticate».
«Chissà – ha concluso il direttore emerito degli istituti culturali portoferraiesi – se un tale progetto potrebbe interessare un novello Demidoff del XXI secolo».
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