Il presidio
L’ex viceprefetto condannato a risarcire lo Stato per 72mila euro
Dopo la sentenza penale, anche quella della Corte dei conti Per i giudici ha causato «danni patrimoniali all’erario»
Stefano Taglione
Portoferraio. Dovrà risarcire lo Stato per 72.325,47 euro: 29.200 all’Agenzia delle dogane e dei monopoli e 43.125,47 al ministero dell’Interno. La sezione toscana della Corte dei conti, lo scorso 3 novembre, ha condannato l’ex viceprefetto di Livorno con delega agli affari dell’Elba, Giovanni Daveti, con una sentenza pronunciata dai giudici Antonio Galeota (presidente del collegio), Pia Manni e Andrea Luberti. L’alto funzionario pubblico oggi sessantenne – difeso dall’avvocato Massimo Girardi – era stato arrestato nel maggio di tre anni fa nella sede della rappresentanza di Governo a Portoferraio nel suo ultimo giorno di lavoro, appena prima di andare in pensione. Poi sono iniziati i processi e nel luglio dell’anno scorso la Corte di appello di Firenze ha confermato la condanna in primo grado di quattro anni e otto mesi in rito abbreviato per aver commesso una serie di reati fra i quali, solo per ricordarne alcuni, associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale, frode sulle accise, contrabbando, evasione di diritti doganali e falso in documenti pubblici. L’ex viceprefetto, che è stato sia in carcere che agli arresti domiciliari, adesso è libero.
LA SENTENZA
La procura erariale ha chiesto e ottenuto, per quanto riguarda l’importo da versare al ministero dell’Interno, «un danno da indebita corresponsione di parte della retribuzione per interruzione del nesso sinallagmatico, corrispondente alla destinazione della propria attività lavorativa a finalità egoistiche, e non istituzionali. Tale voce è stata quantificata, in via equitativa, come pari al 40 per cento della retribuzione complessivamente percepita dal ministero dell’Interno nel periodo interessato dalle condotte illecite». Mentre i 29.200 euro da versare all’Agenzia delle dogane e dei monopoli riguardano «un danno patrimoniale» cagionato all’organismo stesso. Bocciata, invece, la richiesta di risarcimento (pari a 55mila euro) avanzata per un presunto «danno patrimoniale provocato all’Agenzia delle entrate». È per questo che, rispetto alla richiesta iniziale di 127.325,47 euro da versare allo Stato, Daveti dovrà corrisponderne poco più della metà: 72.325,47.
la difesa
Per Daveti parla il suo avvocato, Massimo Girardi, che si dice comunque soddisfatto dell’accoglimento, solo in parte, delle richieste avanzate dalla procura erariale. Il legale livornese si riserva ancora qualche giorno per analizzare meglio la sentenza, notificatagli solo tre giorni fa, per delineare la strategia difensiva insieme al suo assistito. «Dal mio punto di vista – sottolinea – manca il cosiddetto incarico. Mi spiego meglio: se si ammette che non c’è stato l’incarico, cioè quello che volgarmente viene chiamato il mandato a chi poi avrebbe agito in nome del condannato, come si può ammettere questa circostanza come ammissione di colpa? – si chiede l’avvocato –. Credo che la Corte dei conti confermi la sentenza penale in un modo strano, per questo sicuramente faremo appello».
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