Il presidio
Sportello psicologico pronto alla ripartenza all’Einaudi-Ceccherelli
Sara Chiarei
PIOMBINO. L’obiettivo è ascoltare, consigliare o magari dare indicazioni verso un aiuto più adeguato per gli adolescenti che decideranno di presentarsi. Si tratta dello sportello psicologico attivo all’istituto Einaudi-Ceccherelli.
Servizio che riparte domani, finanziato per il quinto anno consecutivo da Soroptimist Piombino.
Gli adolescenti restano una fascia di età delicata spesso alle prese con disagi talvolta di difficile individuazione. In questo senso possono giocare un ruolo determinante le famiglie e gli stessi insegnanti chiamati a vigilare, tramite l’osservazione diretta. Michela Cecchi, è la psicologa che da anni ormai segue gli studenti dell’Einaudi (mentre al Ceccherelli intervengono colleghe in collaborazione con la Pubblica assistenza) attivando lo sportello due ore alla settimana, ogni venerdì, direttamente a scuola, ma di fatto mantenendolo costantemente aperto grazie ad un numero che i ragazzi possono digitare per contattarla.
« Il servizio è gettonato – dice Michela Cecchi – c’è molto bisogno, specie dopo la pandemia. Esistono due modalità che lo studente può sfruttare per contattarmi. La prima consiste in una scatola, all’ingresso dell’edificio – spiega – , all’interno della quale è possibile inserire un bigliettino con nome e classe di riferimento. Durante le ore in cui sono presente a scuola verranno fatti uscire per alcuni minuti dall’aula ma in assoluto anonimato, senza cioè rivelare ai compagni dove sono diretti. Con il Covid, lavorando per lo più in dad, ho lasciato loro il mio contatto telefonico, e mi sono resa conto che in questo modo si sentivano ancora più a loro agio, così ho chiesto al preside di mantenere pure questa opzione».
Lo scopo dello sportello non è certo quello di fare psicoterapia, mancherebbero tempi e l condizioni, ma si presenta come un importante approccio con un professionista da cui i ragazzi ricevono ascolto senza sentirsi giudicati.
Perché si rivolgono allo sportello? «Al primo posto c’è l’ansia – risponde Cecchi – questo accadeva anche in tempi pre-Covid e si ripete oggi più che mai. Al secondo posto metterei problemi relazionali, magari con i propri compagni. Devo però ammettere che i ragazzini con cui mi confronto sono molto bravi, si rendono conto cioè di avere una difficoltà e non danno solo la colpa agli altri ma anche a sé stessi. Per questo chiedono una mano. Casi di bullismo, o atteggiamenti percepiti come tali, sono più frequenti alle scuole medie che non alle superiori. Capita anche – continua Cecchi – che professori notino qualcosa in classe e decidano di coinvolgermi per valutare meglio la situazione, ad esempio quando si tratta di disturbi del comportamento alimentare, purtroppo aumentati dopo la pandemia. Coinvolgo sempre anche i genitori, è sempre necessario un lavoro di squadra».
Sui disturbi alimentari occorre un approccio d’equipe, dal nutrizionista allo psicoterapeuta. Il ruolo dello sportello è proprio quello di creare una rete tra scuola, specialisti e famiglie, per privilegiare il benessere dello studente. «Il dirigente Maccanti – conclude Cecchi – crede moltissimo in questo servizio, anche perché se uno studente sta bene, può trarne giovamento anche a scuola. Positivo La cosa che i ragazzi oggi vedono lo psicologo come una figura amica, non come un medico da guardare con diffidenza». Gli incontri si svolgono nel rispetto delle misure anti-Covid e delle normative sulla privacy proprie dell’ordine degli psicologi della Toscana.
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