Il presidio
I volontari del Cai all’opera all’Elba per la sicurezza di sentieri e ferrate
In quindici all’opera sui 500 chilometri percorribili sull’isola per garantire ai turisti escursioni senza rischiosi imprevisti
Stefano Bramanti
Rio Marina. Quindici volontari del Cai – il Club alpino italiano sottosezione di Livorno d’Elba ormai da anni e guidata dal reggente Vittorio Santini – hanno realizzato una importante sistemazione dei vari percorsi sull’isola. «Nel complesso dell’Elba – dice Michele Cervellino, vice presidente del sodalizio isolano – sono circa 500 chilometri di sentieri di cui 350 segnalati e curati dal Parco mentre gli altri non hanno numerazione ma esistono sulle carte geografiche».
La sentieristica è di certo un importante patrimonio che si connette al turismo, che è in questo vale in tutte le stagioni. «Sì – prosegue Cervellino – si può andar per sentieri 365 giorni all’anno, approfittando di stradelli in mezzo al verde della macchia mediterranea, sulle colline, sulle coste e anche in altura con la vetta del Monte Capanne alta 1019 metri. Abbiamo realizzato una giornata di manutenzione con i 15 volontari del Cai su vari percorsi. In alcuni casi pulendo i stracciati da rami ed erba, come a Cavo e a Porto Azzurro, in altri posizionando nuova segnaletica verticale e orizzontale, ad esempio al monte Perone e nella zona di Procchio. Un impegno particolare è stato quello effettuato per il controllo di sicurezza annuale della ferrata sul sentiero 100 del Capanne».
Vediamo più nel dettaglio i lavori fatti. Gli interventi sono stati contemporanei nella giornata del 14 ottobre scorso, tutti impegni coordinati ovviamente dal Cai d’intesa con il Parco nazionale dell’arcipelago toscano. «Senza dubbio il più impegnativo – prosegue Cervellino – è stato il controllo della ferrata, che consiste in una serie di corde metalliche fissate alla roccia con ganci di sicurezza, ferrate che devono essere usate solo dagli escursionisti esperti e attrezzati di imbragatura, un sistema che consente di superare passaggi difficili intorno a 900 e più metri di altezza. I nostri volontari hanno percorso è controllato tutta la ferrata che parte dalla località chiamata la Tavola dal monte Perone, verificando che i fittoni siano ben ancorati al granito. Quindi le verifiche agli schiavetti e le “redance” (struttura a goccia in acciaio dove passa la fune metallica della ferrata, vedasi foto, ndr): tutto deve essere integro, ben serrato e posizionato. A volte le vibrazioni o le condizioni meteo estreme, in particolare nei sentieri di crinale, possono contribuire a rotture dei cavi di acciaio. Ogni cavo è composto da 7 refoli (un insieme di fili metallici attorcigliati che formano un a corda metallica nella ferrate, ndr) e ognuno di questi è fatto di 13 fili di acciaio che permettono al cavo di reggere pesi fono a 12 tonnellate. Questa operazione sulle ferrate viene svolta dal Cai una volta l’anno, e il Cai ha un’assicurazione annuale contro eventuali infortuni che possono capitare a escursionisti accompagnati dai nostri esperti. Le ferrate posizionate sulla vetta del Capanne sono strutture in carico al Pnat e viene coinvolto un tecnico del Cai che viene appositamente all’Elba da Firenze».
Altri volontari hanno hanno invece posizionato nuove mappe sulle bacheche. Altri ancora hanno posto nuova segnaletica verticale con le frecce in Meg (un materiale resistente agli agenti atmosferici, ndr) sempre in collaborazione con il parco. A Porto Azzurro e Cavo c’è stata la manutenzione ai sentieri 259, 217 e 216 eliminando alberi sulla sede del sentiero e pulendo la vegetazione infestante. Infine a Procchio c’è stata integrazione di segnaletica orizzontale sul sentiero 245.
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