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Professioni del mare Siglato l’accordo tra Confcommercio e Autorità di sistema
L’intesa regola le attività formative per questo tipo di lavoro Al museo di Cittadella il confronto tra gli enti interessati
Sara Chiarei
PIOMBINO. La pandemia, un’emergenza sanitaria che ha causato anche quella lavorativa, ma al tempo stesso l’occasione per ripartire in maniera più efficace con strategie occupazionali mirate al nostro territorio. Temi che sono stati al centro del convegno “Il lavoro e le professioni dell’accoglienza e del mare nell’era post-Covid” organizzato da Confcommercio, Autorità di sistema portuale e Comune, a conclusione del quale è stato siglato un protocollo tra Autorità portuale e Confcommercio volto a creare sinergia tra soggetti pubblici e privati per un’attività formativa legata al mare. Il confronto è partito dai dati Ocse sulla disoccupazione giovanile snocciolati da Francesca Marcucci, presidente Confcommercio Imprese provincia Livorno, che a livello nazionale si attestano su un preoccupante 33,8 per cento, malgrado ciò un’importante richiesta di lavoro resta senza risposta. Un’indagine che ha coinvolto 450 imprese affiliate a Confcommercio rivela che il 69 per cento ha incontrato maggiori problematiche rispetto al 2019 a reperire personale mentre il 75 per cento sostiene di avere difficoltà a trovare personale qualificato. «In termini di chiusure – ha detto Marcucci – nella nostra provincia, anche grazie alle attività estive, non è andata malissimo rispetto alla provincia di Firenze».
In particolare si segnala una carenza dei seguenti profili: camerieri di sala, barman/bartender, addetti alla preparazione della cucina/aiuto cuochi, pizzaioli, lavapiatti, addetti al ricevimento che parlino le lingue, bagnini e camionisti. «Nel nostro territorio – ha dichiarato l’assessore Sabrina Nigro – si continua a concepire certi lavori solamente come stagionali, invece devono diventare delle eccellenze».
Fare rete è stata un po’ la parola d’ordine più volte ripresa dai relatori e in primis da Claudio Capuano, responsabile del porto di Piombino, che ha sottolineato come proprio il porto possa essere un’importante occasione di sviluppo ma solo se pensato in sinergia con la città, specificando che un’attività legata al porto non deve essere necessariamente collocata in loco purché si garantisca la sinergia. Il direttore del Tirreno Stefano Tamburini è invece partito dagli errori commessi in passato per guardare al futuro. «Un grande difetto in questo territorio è stato quello dell’ognun per sé – ha detto – trovo positivo il fatto che oggi siamo a parlarne insieme. Il problema è che si discute di porti e mai di infrastrutture collegate, che invece sarebbero fondamentali anche (e non solo) nel caso si sviluppasse l’industria crocieristica, per non parlare di investimenti errati, senza una visione di prospettiva, come la stazione ferroviaria al porto e quella di Fiorentina. Soldi, tanti, buttatie dalla finestra. È mancata una visione d’insieme».
Circa l’occupazione Tamburini ha sottolineato che c’è stato un problema di riposizionamento, molte persone che lavoravano in settori rimasti fermi a lungo come quello della ristorazione, sono andati a fare altro. «C’è una Toscana a due velocità – ha ribadito l’assessore regionale Alessandra Nardini – e dobbiamo provare a uniformarle. Una sfida importante è collegare formazione e lavoro permettendo che si incrocino meglio domanda ed offerta, valorizzando sia il tirocinio di qualità che l’apprendistato e puntando sull’orientamento». Per ovviare alle disuguaglianze territoriali si potrà contare anche su preziose risorse economiche, ad esempio la Regione ha recentemente siglato un protocollo con il ministero del Lavoro per sbloccare i residui della vecchia cassa integrazione in deroga, una somma pari a quasi 54 milioni da destinare a chi non è occupato, un intervento sul quale la Regione probabilmente deciderà con le parti sociali.
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