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Feste Triennali con mini corteo I monteverdini non ci stanno

Giorgio Piglia
Feste Triennali con mini corteo I monteverdini non ci stanno

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Monteverdi. Feste triennali in misura ridotta. La soluzione che non piace ai monteverdini per l’ultracentenaria edizione di una festa religiosa che lo era anche di tutto il paese.

Ah le Feste Triennali di una volta! Gara di preti e vescovi per concelebrare funzioni e guidare la processione davanti al Cristo nero. E fiumi di fedeli, donne da una parte, uomini dall’altra, a seguire in preghiera, mentre la banda scandiva il passo; e giovani a fare a spinta per trasportare a spalla la pesante struttura in legno che sorregge il crocefisso. E per finire fuochi d’artificio. Niente di tutto ciò domenica scorsa, ultracentenaria edizione di una festa religiosa che era anche festa di tutto il paese: un piccolo corteo a scortare l’imponente baldacchino del Cristo nero, il percorso tradizionale appena iniziato e subito ridotto con una brusca svolta a “u” e un rapido ritorno da dove era partito pochi minuti prima, a chiudere sul sagrato poche e dimesse parole del parroco don Franco Guiducci. Va bene che era stata annunciato un’edizione sobria per via del Covid-19, ma Triennali così val la pena di farle ancora si è chiesto più di un monteverdino dentro e a lato del corteo.

È vero che l’inizio delle scuole ha svuotato le case in affitto e riportato il paese alle dimensioni più consuete durante l’anno; è vero anche che la splendida giornata di sole ha trascinato al mare più di un residente; e che l’anima laica del paese è stata attratta, con propria delegazione in costume, dal grande corteo storico di Castagneto. Tra sacro e profano, ha vinto quest’ultimo: le Triennali forse sono da ripensare. Eppure segnali timidi di risveglio della spiritualità c’erano stati di recente: come il primo matrimonio in chiesa dopo cinque anni; o come le cresime di poche settimane addietro, in larga maggioranza imposte a bambini e bambine di famiglie laiche. Timidi segnali, forse troppo deboli.

Giorgio Piglia

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