Materie prime in rialzo «Aumenti in alcuni casi anche del 50 per cento»
venturina. «L’aumento dei costi delle materie prime è un altro nefasto effetto della pandemia o ci sono anche altre cause?». È la domanda che si pone Pierpaolo Pasquini, presidente di Cia Agricoltori Italiani di Livorno. Un tema che accomuna gli addetti ai lavori in questo periodo. E ancora: «Sono destinati a rimanere tali o c’è la speranza che la tempesta passi in fretta? ».
I produttori devono fare i conti con aumenti che in alcuni casi sono anche del 50 per cento rispetto a un anno fa. «Cifre insostenibili delle materie prime che comprimono i già scarsi margini delle produzioni agricole e sono anche difficilmente reperibili», dice Pasquini. Il fenomeno riguarda tutti i comparti. L’ortofrutticolo è il più colpito per gli aumenti del costo di imballaggi e trasporti. Ma anche gli altri settori, perché il prezzo del gasolio da settembre 2020 a oggi è aumentato di circa il 25 per cento. Così i fertilizzanti.
«Un’azienda associata mi informava della necessità di ferro per lavori di carpenteria: ha dovuto rinunciare – prosegue il presidente Cia Livorno –. I rincari dureranno a lungo, per tutta una serie di motivi: la ripersa economica, la mancanza di scorte, la concentrazione dei mezzi di trasporto in mano a pochi attori».
Quali sono le soluzioni a questa situazione? Le risposte sono in genere le stesse: spingere sull’efficientamento e l’innovazione. «Come produttori guardiamo con interesse in questa direzione, ma la domanda che mi faccio e rilancio è la seguente: quando un prodotto ortofrutticolo che richiede impegno, investimenti professionalità viene liquidato a pochi centesimi, è il caso del melone o dell’anguria tanto per portare degli esempi attuali, è solo questione di efficienza e innovazione?». Pasquini rilancia ancora: «C’è qualcuno, che onesto intellettualmente, creda possa essere così? Oppure c’è dell’altro?».
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