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La storia dei Bagnetti di Salivoli il primo stabilimento cittadino

Gordiano Lupi*
La storia dei Bagnetti di Salivoli il primo stabilimento cittadino

Dal lavoro in fabbrica agli ombrelloni e ai lettini sulla spiaggia piombinese Quella dei Caramante è una lunga avventura basata sull’amore e la lungimiranza

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Il racconto

Gordiano Lupi*

Una mattina d’agosto sulla spiaggia di Salivoli, che frequenti da quando hai l’età della ragione e tuo padre ti portava al mare sulla canna d’una vecchia Legnano di colore nero. È proprio qui che incontri Paolo Caramante per ripercorrere una storia di passione e amore ma anche di lungimiranza e intraprendenza che risale ai primi anni Novanta, quando di turismo a Piombino parlavano soltanto i commentatori più avventati.

La famiglia Caramante è il simbolo di Salivoli fin dai tempi di nonno Francesco, che negli anni Cinquanta noleggiava piccole barche da pesca e gozzi in legno, poi è stata la volta di Gennaro, nato in una casa affacciata sulla spiaggia, fidanzato con Carla Decembrini in tempi lontanissimi, un amore inossidabile, durato sessant’anni. Proprio loro, una volta terminato il lavoro di Gennaro in Magona, si fecero venire l’idea di aprire il primo stabilimento balneare cittadino. Era il 21 gennaio del 1995, ricorda Paolo con precisione, perché proprio in quel giorno nacque il figlio Pietro, che fa parte dell’azienda familiare insieme alla moglie Cristiana Magrini. Un duplice evento importante, ché i Bagnetti sorgono come attività quotidiana di noleggio ombrelloni per poi diventare un vero e proprio piccolo stabilimento, il primo, soprattutto il solo situato in un arenile praticabile da tutti, anziani e bambini compresi, vista l’agile discesa al mare.

Non è un’intuizione da poco quella della famiglia Caramante, che anticipa di alcuni anni la nascita del porto turistico, un bagno che nei primi anni lavora solo con clienti piombinesi, ma che con il tempo vede un sensibile incremento turistico. «Adesso tra gli ombrelloni si sente parlare non solo milanese e fiorentino, ma anche olandese, tedesco, francese e spagnolo. Vengono turisti da ogni parte d’Europa, molti dormono al Park Albatros, altri nei residence cittadini, anche nel quartiere di Salivoli», dice Paolo con orgoglio. Fare turismo a Piombino passa anche da queste piccole cose, che non vengono sovvenzionate da nessuno, solo dalla buona volontà di chi lavora e che dal niente ha inventato un’azienda capace al tempo stesso di fare utili e rendere un servizio alla città. Ecco quindi che il bar, costruito insieme alle cabine in una porzione di bagno acquistata con i soldi della liquidazione di Gennaro, apre i primi di aprile, per poi partire con la spiaggia attrezzata non appena vengono tolte le alghe da un arenile tormentato dalla furia invernale del libeccio e da violenti sciroccate. Quest’anno, causa ritardi imputabili al Covid, il bagno ha aperto i battenti il 16 giugno, ma la buona stagione è stata amica della famiglia Caramante che lavora con tenacia e non si arrende di fronte alle difficoltà. Da poco meno di un anno è venuto a mancare il sostegno di mamma Carla, sempre in prima fila a pulire la spiaggia e a riordinare ombrelloni e sdraio, sepolta nel suo mare, dopo una cerimonia semplice e toccante celebrata nel Golfo di Salivoli, a bordo di alcune imbarcazioni, un funerale laico che ha ricondotto una donna di mare nel luogo ideale dove riposare in pace. I Bagnetti di Salivoli vanno avanti. Paolo, Cristiana e Pietro sono i continuatori di una tradizione marinara che guarda al futuro di una Salivoli moderna ma rispettosa delle tradizioni e dei ricordi. Basta chiudere gli occhi per un istante, affacciato da un tavolo del bar, oltre le fila di ombrelloni azzurri, per immaginare la palafitta di Romano e ascoltare le note di un juke-box che diffonde musica dalla terrazza del Nastro Azzurro.

* Scrittore ed editore

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