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Sonia e la sua scommessa Allevare le chiocciole per coltivare un sogno

Giorgio Piglia
Sonia e la sua scommessa Allevare le chiocciole per coltivare un sogno

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Monteverdi. «Coltivare la terra è sempre stata la mia passione», racconta Sonia Fareducci, la protagonista di questa storia. Diciamo subito: terra galeotta, perché dalla passione è sbocciato l’amore nell’incontro con Michele Macelloni, uguali sentimenti verso la terra nel suo lavoro di agronomo responsabile della Tenuta di Villetta di Monterufoli, un ramo delle Fattorie del Cerro, Unipol, tra estesi vigneti, vecchi ulivi riportati in produzione, coltivi tradizionali, agriturismo. Affittati due ettari di terreno all’interno della Tenuta, Sonia ha avviato un allevamento di chiocciole con metodi biologici, a basso impatto ambientale e minimo consumo di acqua grazie a un sistema di microirrigazione. Una novità assoluta in questa parte della Toscana.

Il metodo di allevamento è naturale, codificato dagli studi dell’Istituto internazionale di elicicoltura Cherarco, sede nell’omonima cittadina del Cuneense, dove Sonia ha seguito un corso prima di costituire l’azienda agricola individuale Rivivo in Toscana, nome mutuato dal piccolo corso d’acqua che scorre in fregio alle coltivazioni, quel Rivivo che veniva scavalcato - il ponticello c’è ancora - dalla ferrovia al tempo in cui da Villetta partivano i carichi di lignite estratta dalla miniera a monte.

Allevare chiocciole non è facile. Oltre alla preparazione tecnica, richiede tempo, cura del dettaglio, soprattutto passione vera. «Sono stata vegana, per compiere questa attività sono dovuta scendere a un compromesso», confessa Sonia pensando al destino delle sue lumache. Prevalentemente gastronomico, ma anche cosmesi e farmaci mediante estrazione della bava.

Ma chi è Sonia? Intanto è una donna solare, sorridente, di modi gentili. Il suo cognome è Fareducci «un cognome inventato, attribuito a mio bisnonno all’inizio del Novecento». Nata a Padova nel 1974, ha vissuto molti anni in America: volontaria in Costarica e poi in Messico sempre legata al mondo agricolo, poi in Canada dove ha realizzato un orto biologico per un’artista. Cittadina del mondo insomma; tornata in Italia nel 2016, è stata coinvolta per alcuni mesi nel progetto Infood di Monteverdi. Poi l’incontro con Michele e tutto è cambiato: Sonia è di quelle persone che a buon diritto, oggi, può affermare che la vita comincia a 40 anni.

Per la sua impresa ha fatto tutto da sola, eccetto i lavori più pesanti: dalla rete anticinghiali attorno al terreno, ai 14 recinti dove sono state “seminate” 17.500 chiocciole acquistate a Cherasco, e ora nella fase di accoppiamento e deposizione delle uova, all’annesso grande orto di cicoria, bieta, cavolo nero, girasole per l’alimentazione delle lumache. «Amano solo verdura dolce e zuccherina», dice l’allevatrice. Tutto biologico, ovviamente, che è una scelta quasi obbligata all’interno della Tenuta, dove i fitofarmaci sono banditi.

Le prospettive? «Arrivare a 30 recinti entro l’anno e dal 2022 il debutto sul mercato», sostiene Sonia Fareducci. Ma c’è spazio sul mercato? «Oggi l’80 per cento delle chiocciole arriva dall’estero, questo è spazio da conquistare: Cherasco s’è impegnato a ritirare una parte della produzione, poi ci sono i privati e i ristoranti dove alcuni chef cominciano a proporre piatti con nuove ricette. E poi il lavoro sociale, prendersi cura delle persone diversamente abili, la fattoria didattica per le scuole. E più avanti chissà».

La chiamano economia elicoidale: un’iniziativa di base, via via ne attiva altre allargandosi ad altre ancora. Sonia sorride sotto un cappello a larga tesa mentre guarda la distesa verde dei recinti: in quel lavoro ben fatto intravede il suo futuro. Da volontaria nel mondo all’approdo affettivo di Villetta… la buona terra è stata madre. —

Giorgio Piglia

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