«Strani cartelli per scoraggiare l’accesso ad alcune spiagge»
PORTO AZZURRO. Sono apparsi all’improvviso i divieti di inoltrarsi sui sentieri che portano al mare. È avvenuto nel tratto della costa compresa tra le frazioni di Barbarossa e Reale, che sono, neppure a farlo apposta, le due principali spiagge che insistono sul Comune di Porto Azzurro.
Il fatto è stato denunciato da Legambiente arcipelago toscano che ha condotto in questi ultimi anni una vera e propria campagna contro le chiusure di accessi che portano alle spiagge isolane, battendosi per la libertà di accesso e fruizione dei litorali dell’Isola d’Elba. Si era particolarmente distinta per i casi sul versante occidentale dell’Isola, quello campese e marinese. Nei casi più recenti si era dedicata a consentire l’accesso alle spiagge di Cala dei Frati e della Padulella nel Comune di Portoferraio, sulle quali si era registrato anche l’interesse della Goletta Verde durante le sue soste all’Elba. Ora alcuni simpatizzanti hanno fatto diverse segnalazioni al Cigno Verde anche per il Comune di Porto Azzurro. Ma Legambiente Arcipelago toscano avanza dubbi sulla regolarità dei medesimi cartelli posizionati. «Tra Barbarossa e Reale, a Capo Bianco – dicono infatti i portavoce dell’associazione ambientalista – sono spuntati strani cartelli per scoraggiare l'accesso alla ‘Spiaggia della piattaforma’ che è l’unico esistente e deve essere garantito in base a una sentenza della Corte di Cassazione. Su questi cartelli – continuano gli ambientalisti – il Comune e gli altri enti interessati non hanno niente da dire? Occorre che chi deve farlo intervenga subito per rimuovere la cartellonistica impropria e, magari, per mettere quella giusta. Di prepotenze costiere ne abbiamo abbastanza». «All’Isola d’Elba l’estate del 2020, che doveva essere quella di una fruizione sostenibile, del distanziamento sociale e della libertà di accesso alle spiagge – dicono quelli del Cigno Verde - le promesse e gli impegni si sono invece trasformati in un utilizzo insostenibile di spiagge e coste, di una ressa incontrollata, in nuovi impedimenti all’accesso alle coste e spiagge, con chiusura di altri accessi pedonali, e nell’ancoraggio selvaggio sotto costa e sulle praterie di Posidonia oceanica di migliaia di imbarcazioni, con frequenti scarichi selvaggi in mare». Per questo Legambiente chiede agli amministratori che sia garantita la libera e gratuita fruizione delle spiagge e perché siano resi liberi e accessibili tutti gli accessi al mare. —
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