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l’intervento 

Archeologia e identità «Ogni comunità disponga della propria storia»

Archeologia e identità «Ogni comunità disponga della propria storia»

Megale (Past in Progress Srl) interviene sulla proposta di riportare a Piombino alcuni beni archeologici che si trovano in altre realtà

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PIOMBINO. «Il cosiddetto Apollo di Piombino, a Piombino, o meglio nelle acque antistanti il promontorio, ha solo terminato il suo viaggio, da bottino di guerra magari. Probabilmente non avrebbe approdato neppure al porto di Populonia. Si tratta, “semplicemente”, di un’opera d’arte antica trasportata su una nave naufragata in mare colpita da una tempesta o da attacchi pirateschi». Carolina Megale, amministratore delegato di Past in Progress Srl, commenta la proposta di valorizzazione del patrimonio archeologico del nostro territorio centrata, principalmente, sulla possibilità di far “ritornare” a Piombino alcuni beni archeologici. Era stato Fabrizio Callaioli, capogruppo di Rifondazione Comunista a lanciarla.

«La proposta, che si basa sulla logica, corretta, di fare in modo che i beni archeologici rimangano nel territorio di origine, coinvolge due beni molto diversi: una serie di corredi funerari e la statua del cosiddetto Apollo di Piombino per la quale si propone un “ritorno temporaneo” in forma di mostra. Si tratta però di “contesti” molto differenti tra loro, sia per natura che, appunto, per territorio di appartenenza – scrive Megale – Per capirne le differenze, vale forse la pena approfondire meglio l’argomento: i corredi funerari cui la proposta si riferisce sono stati rinvenuti nelle tombe della necropoli di Baratti e Populonia e successivamente confluiti nella collezione del Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Differente è invece il caso dell’Apollo di Piombino, rivenuto in mare nel 1832 da un pescatore, e successivamente acquistato dal Louvre dove è tutt’oggi esposto. Questa differenza è, dal punto di vista archeologico, fondamentale: ciò che viene rinvenuto “sottoterra”, in una sepoltura o in un insediamento, ha un valore importantissimo per la storia di un territorio. Gli oggetti delle tombe, così come gli oggetti di una casa, sono appartenuti alle persone che hanno vissuto un territorio ed è per questo che assumono un valore importantissimo nella valorizzazione dell’identità storica».

Megale riflette sul ruolo che l’archeologia deve rivestire. «Se, come archeologi e quindi trasmettitori dell’eredità culturale, la nostra volontà è quella di mostrare ai cittadini la vita delle persone che hanno abitato in questo territorio nel corso dei secoli, se la nostra volontà è quella di mostrare loro come fossero strutturate le società che prima di noi hanno abitato questo territorio, descrivendone la dimensione politica ed economica, ma anche il rapporto con elementi più intimi dell’esistenza, dalle credenze alle attività quotidiane, se infine la nostra volontà è fornire una visione su come, chi ha vissuto questo territorio affrontava tematiche che sono oggi per noi di grande rilevanza sociale, come il rapporto tra donne e uomini, se questa dunque è la nostra interpretazione del ruolo dell’archeologia, allora bisogna comprendere che tale attività richiede una grande attenzione quando si ragiona in termini di valorizzazione. Una tale interpretazione dell’archeologia richiede un grande lavoro di accessibilità, di coinvolgimento della cittadinanza, di confronto con la cittadinanza, basato sulla valorizzazione di quelle tracce materiali che appartengono alla loro storia e che consentono alle persone di confrontarsi con elementi verso i quali nutrire un senso di reciproca appartenenza. Perché è sacrosanto che i reperti debbano essere conservati ed esposti in luoghi facilmente raggiungibili e ben valorizzati, ma è altrettanto importante che ogni comunità possa disporre della propria storia». «I musei non hanno bisogno di visitatori – conclude – Hanno piuttosto bisogno che i visitatori sentano il bisogno dei musei. Che i cittadini ricerchino spazi e luoghi accessibili e piacevoli, dove confrontarsi con elementi della propria esistenza. Fuori dai limiti della quotidianità». —



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