Il Tirreno

portoferraio 

Un successo la presentazione del libro su Luis Sepùlveda

Matteo Bianchi
Un successo la presentazione del libro su Luis Sepùlveda

2 MINUTI DI LETTURA





PORTOFERRAIO. La moglie di Luis Sepúlveda, Carmen Yáñez, ha definito il nuovo libro di Ilide Carmignani, Storia di Luis Sepúlveda e del suo gatto Zorba (Salani), «un gesto di giustizia poetica», perché racconta la vita del grande scrittore come se l’avesse fatto lui, avendone avuto il tempo. Ieri sera, alle 19, è proseguita la rassegna “Parole in Clessidra” organizzata da MardiLibri, a Portoferraio, con l’amica e traduttrice della penna che ha concepito “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” (1989) o favole indelebili come Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (1996). E nonostante l’intellettuale cileno sia scomparso nella primavera del 2020, Carmignani ci tiene a considerarla un’autobiografia. A presentarla è stata Roberta Bergamaschi della direzione di Elba Book Festival.

«Il libro nasce perché Lucho da sempre si era dedicato alle esistenze altrui – esordisce l’autrice – volendo dare voce a chi non l’aveva e narrando di esuli politici, minatori, contadini delle Ande, attivisti della Patagonia». Lui stesso li chiamava «gli abitanti emarginati dei miei mondi dimenticati», poiché non avevano mezzi per divulgare il loro vissuto. Parafrasandolo, credeva in una letteratura che inventasse bugie per veicolare verità, una letteratura di testimonianza. L’attivismo e l’impegno nei confronti degli ultimi hanno rafforzato il suo bagaglio culturale e intriso le sue pagine: «Era talmente generoso da non essersi mai occupato della sua storia personale e continuava rimandarne la stesura. Ma Zorba a parte, che rappresenta il suo alter ego, Lucho aveva davvero sette vite come i gatti. Già da giovanissimo, pur avendo detto alla famiglia che sarebbe andato a studiare all’estero, si recò in Bolivia per combattere al fianco di Chato Peredo, fratello di Inti e Coco, i guerriglieri superstiti del Che. Poi si batté per il Sessantotto studentesco cileno tra i Giovani Comunisti. Vinse una borsa di studio per l’Unione Sovietica, ma fu espulso per atteggiamenti contrari alla morale proletaria: l’ortodossia gli stava stretta e a loro era scomodo».

Sepúlveda era uno spirito libero e in patria fu rifiutato dal suo partito perché Che Guevara non era ben visto. Entrò allora nei Giovani Socialisti per contribuire alla campagna elettorale di Allende. E quando il democratico vinse, diventò una delle sue guardie del corpo. Nel frattempo, si laureò anche in drammaturgia, ma il colpo di stato di Pinochet lo condusse ingiustamente in carcere, dove compì venticinque anni e conobbe la tortura, i desaparecidos, il peggio delle dittature latinoamericane degli anni 70. «Lucho andava al di là del ruolo sociale di chi aveva intorno – conclude l’autrice – aveva un senso sacro dell’amicizia e un’idea delle relazioni che si declinava come missione politica e solidale». —

Matteo Bianchi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web