Il Tirreno

il futuro delle acciaierie 

Giorgetti-Jindal, c’è Invitalia nel futuro di Jsw

Cristiano Lozito
Giorgetti-Jindal, c’è Invitalia nel futuro di Jsw

Primo incontro ieri a Roma. Il ministero parla di «condivisione delle linee guida di un piano industriale realistico e sostenibile»

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Cristiano Lozito

PIOMBINO. Per la prima volta il ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti ha incontrato Sajjan Jindal, un confronto al ministero acui hanno partecipato anche la viceministra Alessandra Todde, Marco Carrai, che nonostante gli scontri dei mesi scorsi con la proprietà ha continuato a fare da pontiere col governo, e il presidente di Jsw Italy, Virendar Bubbar.

Un incontro che ha prodotto poche righe di comunicato da parte del ministero, secondo cui «il governo e Jindal, nell’incontro odierno, hanno condiviso le linee guida di un piano industriale realistico e sostenibile per un progressivo, concreto rilancio e sviluppo del sito di Piombino».

Nella nota si legge anche che «sono stati inoltre concordati approfondimenti sul dossier, che avverranno nelle prossime due settimane, su un coinvolgimento di Invitalia per un eventuale ingresso nella società».

Era questo l’incontro tanto atteso per capire se Jindal ha ancora interesse a mantenere il controllo dello stabilimento Jsw di Piombino, e ad accettare l’ingresso di un’agenzia governativa e di un socio privato.

Del resto a queste domande aveva già risposto – almeno con le parole – in modo positivo, nella lettera inviata da Jsw a Giorgetti che ha fatto da apripista al confronto di ieri, e i cui contenuti sono stati anticipati dal Tirreno nell’edizione di giovedì scorso.

Nessun commento ufficiale da parte dei sindacati rispetto ai pochi elementi che si conoscono del primo confronto diretto tra le parti.

Ma certo – senza voler interpretare i silenzi – è chiaro che serve molto di più per poter dare un giudizio positivo, o pensare a un nuovo corso, da parte dei sindacati.

Si vedrà appunto nelle prossime due settimane se il confronto di ieri può davvero rappresentare il primo passo di un percorso che porti finalmente agli investimenti che servono allo stabilimento (nella lettera sopracitata lo stesso Jindal ha sostenuto di essere pronto a mettere 75 milioni per i tre laminatoi) e all’ingresso non solo dello Stato nel capitale sociale, ma anche di un socio privato che secondo Jindal – il quale ha formalizzato la volontà, di mantenere in ogni caso la maggioranza – potrebbe entrare con un apporto “in natura”: ossia «con la fornitura e costruzione di un’acciaieria elettrica della capacità produttiva di 1-1,2 milioni di tonnellate, che garantirebbe in modo duraturo l’indipendenza produttiva del sito piombinese per sfruttare al meglio le potenzialità logistiche del sito».

Si capirà dunque in tempi brevi se si tratta di parole confermate dai fatti: certo l’uscita allo scoperto di Jindal, peraltro ormai irrimandabile, è legata intanto all’interesse primario al contratto da 900 millioni per la fornitura di rotaie a Rfi, al momento congelato dal governo proprio per misurare le reali intenzioni di Jsw a Piombino. —

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