Abita a Canneto l’uomo che pulisce il mondo
Paolo Guasti, 70 anni, ogni giorno percorre chilometri a piedi con borsa e bastone Raccoglie rifiuti, rottami, persino cimeli. E scopre anche discariche abusive
Giorgio Piglia
MONTEVERDI. L’uomo che pulisce il mondo abita a Canneto, in una casa verticale dentro le mura del borgo-castello. Si chiama Paolo Guasti, settant’anni e un fisico asciutto ed elastico. A dispetto del cognome, lui ripara i danni all’ambiente che altri uomini provocano.
Ogni mattina, mentre la moglie e il nipotino si preparano per andare al mare, Paolo si mette in cammino verso Monteverdi: sono quattro chilometri che lui percorre salendo lungo il lato sinistro, al ritorno su quello opposto. Un paio di guanti, un bastone lungo e sottile, una grande borsa sono il suo equipaggiamento. Passo dopo passo, con quegli attrezzi rastrella il bordo della strada: lattine, bottiglie, pezzi di plastica, cartacce finiscono nella borsa, e quando arriva a una piazzola scarica tutto, separa, fotografa il mucchio di rifiuti che più tardi gli operai del comune passeranno a trasferire all’isola ecologica.
Ma Paolo non si accontenta di quello che trova lungo la strada. Quando intravede un varco nella vegetazione sottostante vi si infila con accorta decisione, molte volte non torna a mani vuote: eccolo risalire trascinando uno pneumatico, un rottame di ferro. L’altro giorno ha trovato una batteria, «un rifiuto pericoloso perché dentro c’è l’acido che va a inquinare le falde».
Andata e ritorno Canneto-Monteverdi-Canneto più le soste per riordinare e accumulare il “raccolto” portano via la mattinata. Paolo Guasti fa questo servizio alla comunità tutti giorni, sempre in solitario («mi muovo meglio da solo»): nella comunità c’è chi lo ringrazia e lo elogia, ma c’è anche chi tiene le distanze, forse perché ha qualcosa da rimproverarsi. A Paolo va bene così, non chiede nulla, non pretende riconoscimenti. Esibisce con soddisfazione la maglietta che gli hanno regalato a Signa, dove vive d’inverno con la famiglia, su cui campeggia la scritta “Plasticfree”, messaggio per il prossimo e incitamento per sé.
A Canneto, Paolo Guasti ci è arrivato 14 anni fa, quando già si preparava ad andare in pensione dopo aver gestito per 50 anni un negozio di ortofrutta a Scandicci. Nel borgo-castello ha acquistato un piccolo appartamento a tetto dentro le mura, ci si arriva dalla piazzetta della chiesa salendo una ripida scala, ma anche dall’esterno dei bastioni, attraverso un «passaggio segreto» stretto e basso (che castello sarebbe senza un passaggio segreto?), raccordato alle scale. Entrati in casa, da una piccola finestra si gode una vista spettacolare sulla valle dello Sterza e sulla riserva di Caselli «e quando è limpido – aggiunge Paolo – si vedono anche le Apuane».
In soggiorno, un bel mobile fa da piedistallo a una batteria di coppe e trofei «tutti riciclati, ovviamente», le targhette originali sostituite con altre artigianali su cui sta scritto “Torneo di calcio 2021”. Perché il signor Guasti non solo si preoccupa di togliere dalla strada i rifiuti abbandonati, ma vive il paese e ne anima le serate estive facendo giocare a calcio bambini e ragazzi in vacanza con le famiglie.
«Faccio tutto questo per amore di Canneto» è il suo “manifesto” ambientalista. In conseguenza del quale è pure al centro di una guerra non dichiarata, sotterranea, al massimo segnalata a mezza voce. Va raccontata. Dalla finestra di casa sua oltre al bel panorama, Paolo vede il bosco che dai piedi delle mura scende a valle. Un giorno vi si inoltra e fatti pochi passi scopre montagne di rifiuti, recenti o sedimentati nel tempo. Più va avanti, più ne trova. «Mi hanno raccontato di gente che dalla casa sulle mura gettava regolarmente bottiglie vuote dalla finestra». Lì sotto c’è ben altro: boiler, carriole di ferro, laterizi, vetri di ogni tipo, rottami d’epoca. Cercando, rastrellando e ammucchiando, Paolo ritrova anche un pezzo di inferriata originale, forse del 1200-1300 quando il castello di Canneto venne eretto a difesa e controllo della valle: ora è in esposizione al “Circolino” delle Acli. Intanto i rifiuti ritrovati formano grandi mucchi. In attesa di essere portati via. Ma a chi tocca? Il terreno sotto le mura è di proprietà della Fattoria di Canneto, grande azienda locale che ha abbandonato le colture cerealicole e l’allevamento di chianina, per produrre ottimi vini. Il terreno è suo, tocca a lei. Eh no, dicono alla Fattoria, i rifiuti ce li hanno buttati i cannetani, li portino via loro. La disputa continua sottotraccia mentre qualche isolato aiuto sembra rompere il fronte cannetano: Paolo, l’uomo che pulisce il mondo, continua ad ammucchiare rifiuti. —
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