Italia
Bozano, dall’omicidio alla semilibertà: «Voleva soltanto essere dimenticato»
L’ex Biondino della spider rossa lavorava come segretario per l’associazione Dialogo di Portoferraio. La presidentessa Baldi: «Mostrava gratitudine e da anni cercava di aiutare gli altri detenuti»
PORTOFERRAIO. Voleva solo che quella la storia finisse. Che «non se ne parlasse più, dopo tutti questi anni». Lorenzo Bozano lo disse a bassa voce, quando nel febbraio del 2019 Il Tirreno lo incontrò nel suo primo giorno di semilibertà. Aveva appena parcheggiato la Panda rossa nelle discesa della strada che costeggia il palazzo della Biscotteria, a pochi passi dalla sede dell’associazione Dialogo. Era solo all’inizio della nuova vita fuori dal carcere. L’ex Biondino della spider rossa, dopo oltre 40 anni in cella per la condanna per l’omicidio di Milena Sutter per cui si è sempre dichiarato innocente, era semilibero. Voleva voltare pagina, essere dimenticato per quel fatto di cronaca.
Il nuovo inizio
Da tempo Bozano lavorava come segretario dell’associazione di volontariato Dialogo: voleva che la sua vita scorresse sui binari della quotidianità, aiutando gli altri detenuti. Del resto l’associazione Dialogo presta da decenni la sua opera di volontariato nella casa di reclusione di Porto Azzurro. Per Bozano quell’associazione era diventata un po’ la sua famiglia.«La persona ultrasettantenne che conosco io – ricorda Licia Baldi, presidentessa della Dialago – era molto intelligente, generosa e grata».
Il detenuto illustre
Lorenzo Bozano è parte della storia della casa di reclusione di Porto Azurro, dove è arrivato più di quaranta anni fa, poi diventato “carcere modello” e aperto, dove, negli anni Ottanta si facevano convegni, spettacoli e si ospitavano concerti. «L’ho conosciuto nel 1986 – racconta Baldi – al convegno “Carcere e mass media”. Subito dopo organizzammo un corso di liceo scientifico. Bozano era il più bravo e dava una mano agli altri. Prese il diploma sostenendo l’esame di maturità all’esterno del carcere».
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E subito iniziò a lavorare per l’abolizione dell’ergastolo. Fu uno dei più attivi nella raccolta delle cartoline che peroravano la causa e fu tra quelli che andarono a Roma per presentare l’istanza al governo nel marzo 1990. Lo testimonia lo stesso Bozano in uno degli articoli pubblicati da Nunzio Marotti. «Noi ergastolani – raccontava Bozano – siamo stati invitati a Montecitorio per perorare l’abrogazione del “fine pena mai”. Marco Formaioni, volontario per Unitre nel carcere di Porto Azzurro, lo ricorda come «sempre attivo e curioso ogni volta che si organizzavano iniziative all’interno del carcere – racconta – non parlavamo con lui del suo passato, non lo facciamo mai, Per noi i detenuti sono tutti uguali». «Appena ho letto la notizia – racconta Lucia Casalini di Unitre – ho pensato che finalmente aveva trovato la libertà e non era morto in una cella. Quando era giovane Bozano voleva emergere, si sentiva sicuro della sua intelligenza, con gli anni però si era spento. Con noi si è sempre dichiarato innocente».
La Grande Promessa
L’abolizione dell’ergastolo era la battaglia principale anche della “Grande Promessa”, la rivista che veniva redatta a stampata nel carcere elbano, nata con l’obiettivo di informare la comunità esterna delle vicende della vita quotidiana che caratterizza il pianeta “carcere” e di cui Lorenzo Bozano fu uno dei redattori più longevi.
La sua lunga detenzione si intreccia con tutte le vicende che hanno riguardato il carcere in tutti questi anni nel bene e nel male. Il carcere aperto infatti finì con la rivolta dell’agosto del 1987 in cui Bozano prese le distanze dai rivoltosi proponendosi dialogante nella complessa vicenda. Nel 1991, avendo ottenuto a semilibertà aveva lavorato per la commissione beni ambientali del Comune di Portoferraio. Era poi diventato imprenditore con un’azienda di produzione e vendita di uova nella zona del Buraccio, che portava anche ai commerciati del mercato del centro storico di Portoferraio. Altri guai giudiziari (all’inizio degli anni 2000 fu condannato con l’accusa di aver molestato una ragazza a Livorno spacciandosi per poliziotto mentre beneficiava di un permesso), però, lo riportarono in carcere dove è stato fino al 2019 quando ha potuto di nuovo beneficiare della semilibertà.
La vita nuova
«Era diventato esperto di tecnologia e aiutava gli altri detenuti nel presentare le loro istanze e le domande – racconta ancora Baldi – era molto preparato e metteva questo suo sapere a disposizione degli altri». Era segretario dell’associazione Dialogo e da un anno abitava nella casa di accoglienza dell’associazione nel centro storico di Portoferraio. Dopo una vita passata in cella, si godeva il centro storico. Spesso girellava in calata, oppure andava in spiaggia, come una persona normale. «Era un segretario e un custode insostituibile, faceva di tutto – racconta Licia Baldi – si occupava dell’accoglienza delle famiglie dei detenuti ed era molto sollecito verso i compagni, a cui procurava il necessario alla Caritas e per cui cucinava. Ultimamente diceva che non voleva essere più di peso per la nostra associazione e che avrebbe trovato un altro locale dove abitare, pur continuando a lavorare con noi». Non ne ha avuto il tempo. Non è ancora stata fissata la data del funerale del settantaseienne. —
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