Il Tirreno

il futuro del porto 

Neri chiede un nuovo bando sulle aree ex Liberty Magona

Mauro Zucchelli
Neri chiede un nuovo bando sulle aree ex Liberty Magona

Il presidente di Confindustria: nuovi scenari, possibile interesse di altri operatori Ma Guerrieri frena temendo il via a contenziosi e la paralisi delle banchine  

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Mauro Zucchelli

PIOMBINO. I guai finanziari del magnate indiano Sanjjev Gupta hanno il paradossale effetto di costringere la Liberty Magona a fare un passo di lato rispetto all’affidamento delle aree nel porto di Piombino. In ballo è l’ipotesi che prenda tutto la Manta Logistics, l’alleanza per la gestione dei traffici di auto nuove messa in piedi dal gruppo degli Onorato con l’operatore tedesco Ars Altmann. Ma dal Grand Hotel Palazzo di Livorno dov’era riunita l’assemblea di fine mandato dell’Asamar, l’organizzazione che raggruppa gli agenti marittimi, arriva un carico da undici con la mossa di Piero Neri, numero uno della Confindustria territoriale delle province di Livorno e Massa Carrara. Obiettivo: chiedere di verificare se la procedura non possa prevedere il via a un secondo round delle manifestazioni d’interesse anziché semplicemente passare tutto al secondo classificato. Il motivo? Il fatto che il colosso Magona si sia ritirato dalla scena cambia talmente le carte in tavola che potrebbero benissimo esserci altri operatori intenzionati a investire di fronte a questo nuovo scenario.

La risposta è nelle mani di Luciano Guerrieri, presidente dell’Authority che dalla sede livornese di Palazzo Rosciano ha competenza anche sullo scalo piombinese. E arriva pochi minuti più tardi, visto che anch’egli sale alla tribuna di Asamar. Risultato: non arriva un “no” senza appello ma Guerrieri è assai cauto perché teme di infilarsi in un ginepraio di contenziosi, paralizzando l’utilizzo delle aree. Di fronte al taccuino del cronista, a margine dell’assise, spiega che è probabile un ulteriore passaggio pubblico («di ultimo miglio») per un’eventuale comparazione con altre proposte, ma prima di tutto c’è da restare dentro la procedura.

All’assemblea Asamar la relazione del presidente uscente Enrico Bonistalli prende una piega inattesa: anziché il consueto bilancio di mandato, fa una riflessione a braccio sul futuro. Ovvio che questo spiazzi tutto il copione, resta il fatto che nel dossier era presente riguardo alla situazione di Piombino l’analisi di Laura Miele, vicepresidente nazionale Federagenti e past president dell’organizzazione di categoria degli agenti. Occhi puntati sul fatto che il porto di Piombino ha fatto registrare «una forte flessione dell’attività di import ed export dei traffici tradizionali, essenzialmente legati alle industrie del territorio che hanno ridotto sensibilmente i volumi trasportati via mare». Rispetto all’anno precedente, nel 2020 c’è un «calo del 41,7% di rinfuse solide e del 25,4% di “general cargo”».

Se Bonistalli invita per Livorno a ritrovare lo spirito di coesione e la grinta che contraddistinsero la generazione che lavorò alla ricostruzione postbellica, parlando di Piombino Miele tiene a sottolineare che non è tempo di mettersi a piangere sul latte versato: «Diviene quindi essenziale mettere a fuoco le trasformazioni ed i cambiamenti in atto per individuare le nuove opportunità da cogliere e le strategie da attuare creando nuove e moderne infrastrutture». E il motivo c’è: si pensi al fatto che sono conclusi i lavori del nuovo Banchinamento Est (che ha «un pescaggio di 20 metri e una lunghezza di 360 metri ed una seconda banchina di 300 metri con un’area retrostante di 300mila metri quadri»).

Un bel salto dal punto di vista della dotazione infrastrutturale, ma che ora attende di veder «colmate al più presto le lacune». Il riferimento è ai collegamenti (a cominciare dalla “398”) e all’armonizzazione dei collegamenti ferroviari.

Miele chiama in causa l’Authority guidata da Guerrieri: vanno consolidate «le attuali sinergie» e vanno ricercate «le naturali complementarietà tra il porto di Livorno ed il porto di Piombino per esaltarne le precipue potenzialità». L’universo degli operatori portuali e logistici hanno maturato la consapevolezza: è l’integrazione operativa che può «risultare determinante per raggiungere economie di scala e specialmente più alti livelli di efficienza e di produttività». Del resto, è dal mercato che arriva una domanda di «elasticità, rapidità gestionale, efficienza» che può «generare nuova economia». —

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