Il Tirreno

suvereto 

Azienda suinicola a Barbiconi C’è il no della maggioranza

M.M.

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suvereto. Mettono le mani avanti. L’acquisto dei terreni e capannoni dell’ex azienda di allevamento di suini in località Barbiconi, chiusa da decenni, ha fatto suonare più di un campanello d’allarme. Tanto che Assemblea popolare con un ordine del giorno depositato in Comune punta a chiudere alla prospettiva di riattivare l’allevamento da parte della nuova proprietà, l’azienda mantovana Carmo Srl, specializzata proprio nell’allevamento di suini.

Il gruppo di maggioranza prova a farsi portavoce di quelle che definisce «preoccupazioni diffuse sul territorio» e prende posizione contro l’ipotesi di riattivazione di «una porcilaia con elevato numero di capi». E chiede al consiglio comunale di fare altrettanto. Nella zona insistono aziende agricole e turistiche. E si ricorda che in passato la porcilaia «aveva generato continuamente problematiche di tipo ambientale e igienico-sanitario, fino alla sua chiusura avvenuta molti anni fa».

L’ordine del giorno punta a impegnare l’amministrazione comunale a «impedire l’insediamento di nuove attività di allevamento industriale e intensivi stabulati di bestiame (tipo suini) che per le loro caratteristiche intrinseche di gestione rappresentano un’insidia per la qualità ambientale del territorio». E chiede di «inserire negli atti urbanistici in corso di redazione precise norme al riguardo». Chi ha memoria parla di una realtà strutturata in passato per l’allevamento di un migliaio di capi. «Un’attività di allevamento suini delle dimensioni ipotizzate, non risponderebbe ai caratteri del territorio, né sarebbe compatibile con le linee dello sviluppo locale fondato sulla produzione agricola di qualità, sulla tutela e la valorizzazione del paesaggio, sull’enogastronomia e sul turismo culturale e ambientale».

Il gruppo di maggioranza si muove ancor prima che la nuova proprietà abbia bussato in municipio per presentare un progetto. «Si ricorda che in quella zona sono già presenti allevamenti di ovini la cui conduzione è in armonia con il paesaggio, aziende vitivinicole, percorsi trekking e attività agrituristiche che sarebbero danneggiate da un allevamento intensivo di maiali, che minerebbe l’equilibrio tra attività e ambiente – sottolinea –. Si tratta di rafforzare le norme in direzione della coerenza dello sviluppo del territorio rurale, prevedendo il divieto di allevamenti intensivi o industriali, o comunque con elevato numero di capi stabulati, che sarebbero un’insidia per la qualità ambientale del territorio e delle acque, per i cattivi odori, per la salute e per il benessere animale».

La conclusione a cui punta Assemblea popolare è che si riaffermi la «centralità del territorio, lo sviluppo sostenibile dell’agricoltura e delle attività zootecniche tradizionali e compatibili con la cura dell’ambiente e del paesaggio. E invita il Comune ad attivare le pratiche partecipative della cittadinanza per scongiurare il progetto della porcilaia». – M.M.

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