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I cancelli chiusi e le macchine ferme Italian Food, un silenzio che fa paura

Manolo Morandini ; ALTRO SERVIZIO A PAG. 11
I cancelli chiusi e le macchine ferme Italian Food, un silenzio che fa paura

L’inchiesta per frode è solo l’ultima tempesta: domani il verdetto della Regione sul fermo per la grana del depuratore

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Manolo Morandini

VENTURINA. Non si scorge il pennacchio di vapore. Da lontano è il primo segnale. L’altro, vale una conferma, è in via Cerrini. Il cancello dello stabilimento Italian Food a Venturina Terme è sbarrato. Lo spettro dell’inattività, che incombe sull’azienda agroalimentare, dà la misura dell’allarme. C’è silenzio. Lo stesso che arriva dalle organizzazioni sindacali. Tutto è appeso a una data: domani, 29 aprile. È nelle stanze della Regione Toscana che si decide la possibilità di far ripartire le linee di produzione.

La variabile è l’adeguamento impiantistico degli scarichi che vengono convogliati al depuratore di Campo alla croce, gestito da Asa. Questione urgente, quanto nota da decenni. È il nodo per salvare la campagna del pomodoro, al netto delle ricadute, ancora da decifrare nella portata, dell’inchiesta che fa capo alla Procura di Livorno. L’accusa non è da poco: sistematica produzione e fraudolenta commercializzazione di conserve con la falsa origine di “Pomodoro 100% italiano” e “Pomodoro 100% toscano”. Sul secondo marchio in etichetta l’azienda ha costruito la sua forza.

Una tempesta perfetta. Gli scarichi dell’azienda devono essere adeguati con soluzioni tampone, in attesa che Asa dia gambe al rifacimento del depuratore di Campo alla croce. La previsione: investimento da 2,8 milioni di euro a regime nel 2023. Altrimenti addio campagna del pomodoro. È nel periodo che va da fine luglio a metà ottobre che l’azienda marcia al massimo dei giri. Nelle settimane a cavallo di Ferragosto il depuratore di Campo alla croce va in affanno perché ai picchi di scarichi dell’azienda si combinano quelli civili dei turisti.

Non c’è voglia di parlare. I timori dei 130 lavoratori e delle loro famiglie restano nelle stanze dei sindacati. Da qui non escono. Figurarsi quelli di chi guarda alla campagna del pomodoro per qualche mese di lavoro in fabbrica. Almeno un altro centinaio di persone. Anche i rappresentanti sindacali scelgono la linea del silenzio. Consegna a cui nessuno deroga, in attesa di ciò che potrebbe essere deciso il 29 aprile a Firenze. Quel giorno si tiene la conferenza dei servizi che ha convocato il dipartimento Ambiente della Regione per stabilire se l’azienda ha ottemperato alle prescrizioni disposte da Arpat per scongiurare il fermo degli impianti. La sospensione dell’attività è stata disposta il 24 marzo per irregolarità negli scarichi inviati a depurazione, dopo tre diffide Arpat notificate nell’estate 2020. E di fatto le prescrizioni sono indicazioni sugli interventi al depuratore interno allo stabilimento e la linea che invia i reflui all’impianto Asa di Campo alla croce per abbattere il carico organico, che è la frazione inquinante. L’azienda conferma di aver fatto tutto ciò che è richiesto. Al tavolo fiorentino saranno fatte le necessarie valutazioni. Può accadere che ci sia il via libera alla ripresa dell’attività. Viceversa, lo spettro per adesso evocato a bassissima voce è un fermo amministrativo che potrebbe far saltare la campagna del pomodoro. —

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