Marta, la ricercatrice di Monteverdi premiata per lo studio sul cancro alla tiroide
Da ragazzina scriveva sul giornalino della scuola. Oggi il suo lavoro è stato riconosciuto a livello nazionale
MONTEVERDI. Da ragazzina, sul giornalino della scuola media, faceva l’oroscopo ai suoi compagni di classe e pubblicava divertenti previsioni del tempo. Oggi, da giovane ricercatrice nei laboratori dell’università di Pisa, ha pubblicato uno studio che si è meritato un importante riconoscimento della Società italiana di farmacologia. Parliamo di Marta Banchi, 26 anni, monteverdina doc. Tra la ragazzina scherzosa della scuola media e la ricercatrice dell’ateneo pisano c’è un percorso scolastico a dir poco brillante: ottimi voti senza perdere un colpo dalla media allo scientifico di Cecina, alla facoltà di farmacia dove il 29 maggio di due anni fa si laurea con lode, un pass questo per intraprendere i quattro anni della specializzazione sotto l’occhio di docenti sempre impegnati a sviluppare la ricerca oltre l’ultimo ostacolo.
E difatti la dottoressa Marta Banchi non delude: la Società italiana di farmacologia, riunita nel marzo scorso per il suo 40esimo congresso, la premia per uno dei migliori studi realizzati da ricercatori sotto i 38 anni, il titolo “nuovi trattamenti per il carcinoma anaplastico della tiroide”, la forma più aggressiva del tumore alla tiroide. Il lavoro di Marta è stato finanziato dall’Airc (benemerita associazione italiana per la ricerca sul cancro) con contributi assegnati ai professori Guido Bocci (Università di Pisa) e Giulio Francia (Università del Texas) e supervisione degli stessi due scienziati, della dottoressa Paola Orlandi e della professoressa Gabriella Fontanini, sempre dell’ateneo pisano.
Adesso Marta lavora all’università ad un’altra ricerca, anche questa molto importante: «Studiamo le patologie tumorali del sangue e facciamo esperimenti che, se daranno risultati positivi, verranno pubblicati sulle riviste specializzate. Con gli studi sulla tiroide invece siamo fermi».
La nostra ricercatrice adesso la si vede poco a Monteverdi. Vive a Pisa gran parte delle sue giornate: «In laboratorio 7-8 ore di lavoro, ma la ricerca non va ad orario, va a risultati e quando c’è da concludere un esperimento non c’è sabato né domenica». Film e libri nel tempo libero. Ma il paese natìo è nel cuore: «Il rientro è sempre piacevole, sono cresciuta nel verde della campagna, Monteverdi è una piccola parte di me». Qui al “paesello” dicono che Marta ha scelto farmacia perché era già scritto nel suo futuro. Un po’ è così: la mamma, la dottoressa Paola Baldassarri, dirige da anni la farmacia comunale; e a pochi metri dalla sua abitazione c’è la casa di un illustre docente emerito dell’università di Firenze, farmacologo di fama internazionale. Poteva la nostra ricercatrice compiere una scelta diversa? Marta Banchi respinge questa lettura un po’ maliziosa del suo futuro: «Quando mi sono iscritta all’università non avevo ancora le idee ben chiare, studiando e facendo esami mi sono appassionata. Se avevo ancora dei dubbi, me li ha tolti il tirocinio obbligatorio in una farmacia. No, la mia strada è la ricerca, mi sono detta, e difatti ho scelto la tesi sperimentale».
Chiusa questa parentesi, ne apriamo subito un’altra molto paesana. In anni recenti sulle scuole di Monteverdi è soffiato il vento di una polemica distruttiva alimentata da ruggini molto locali: «Questa scuola non insegna, non è formativa», sosteneva qualcuno. E così alcune famiglie hanno mandato i loro figli alle scuole del circondario sobbarcandosi onerose trasferte quotidiane. Smentisce questa “corrente di pensiero” proprio Marta e tanti altri giovani che come lei hanno frequentato a Monteverdi materna, primaria e secondaria prima di passare alle superiori: oggi sono ingegneri, medici, professionisti, sono nuove generazioni che in università puntano a lauree impegnative. E giovani ricercatori premiati come Marta Banchi. Che sul suo futuro vede chiaro: “Penso di andare all’estero, anche fra non molto, se mi si offre una buona possibilità di arricchire la specializzazione”. Allora buona ricerca Marta, e ce n’è tanto bisogno, come dimostra questa interminabile pandemia da coronavirus.
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