Il Tirreno

continua la polemica  

Una petizione contro i cinghiali «Via dall’isola l’area riservata»

Luigi Cignoni
Una petizione contro i cinghiali «Via dall’isola l’area riservata»

L’iniziativa è del nuovo comitato che chiede l’eliminazione degli animali «Tutti i danni che hanno causato devono essere interamente rimborsati»

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Luigi Cignoni

portoferraio. Il neo comitato per l’eliminazione dei cinghiali elbani fa sul serio. Continua a raccogliere adesioni e ha di recente perfezionato una petizione indirizzata “a tutte le istituzioni con competenze sulla presenza dei cinghiali all’isola d’Elba”. I 50 firmatari della lettera (che trovate qui accanto) chiedono, tra le altre cose, «la cancellazione dell’area vocata al cinghiale e lo stralcio dell’Elba dal piano faunistico-venatorio regionale con realizzazione di uno studio e di un piano adatto a un’isola». Oltre che «i danni causati dai cinghiali siano valutati da uffici indipendenti dalla gestione venatoria, interamente rimborsati e messi a carico della caccia ricreativa che trae esclusivo vantaggio dalla presenza dell’animale».

Di certo il territorio elbano è un presidio di biodiversità, un puzzle di habitat ad elevata densità di specie. E gli ambienti naturali, le attività economiche, le case, i giardini, gli orti e i cittadini dell’Elba sono da tempo danneggiati dall’azione sistematica dei cinghiali. «Non si tratta di danni marginali – si legge nella petizione – Ma di situazioni che mettono a rischio la biodiversità, la ricchezza di habitat naturali, la sostenibilità economica di alcuni settori come quello agricolo, l’appeal turistico, la conservazione e la sicurezza delle pertinenze domestiche, quella stradale e quella generale dei cittadini e, non ultimi, di alcuni beni del nostro patrimonio culturale».

Il territorio sta cambiando il proprio aspetto originario a causa di recinzioni anche molto impattanti che lo rendono sempre meno fruibile. Il cinghiale presente all’Elba è da considerarsi invasivo. È un animale immesso a partire da 1963 per esclusivi scopi venatori, di notevole grandezza e prolificità, che richiede grandi quantità di cibo e che ha un tasso di natalità molto superiore a quello di mortalità.

«Si tratta – si legge nella petizione – di un elevato numero di esemplari che causa un danno crescente e sempre più insostenibile alla biodiversità (depauperamento di habitat, banalizzazione vegetazionale, rarefazione ed estinzione di specie, alterazioni profonde del sottobosco), alla stabilità idrogeologica (distruzione dei muretti a secco, trascinamento a valle dei soprassuoli in terreni pendenti), all’agricoltura (abbandono di coltivazioni estese su campo, rinuncia a nuovi impianti, compromissione dei raccolti, abbandono delle coltivazioni), all’economia turistica (compromissione di parte del capitale naturale e quindi dell’attrattività turistica), alla sicurezza personale (sulle strade, ma talvolta anche nelle proprie pertinenza domestiche), a siti archeologici e parchi museali».

Eppure sono state istituite «aree vocate al cinghiale». Che sono contigue al parco. Esse comprendono un reticolo di attività agricole, percorse da strade che attraversano boschi e macchie. «È davvero assurdo», commentano quelli del comitato. —

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