Una fitta rete di scatole vuote costruita per evadere le tasse
Tra le aziende finite nel mirino ce ne sono cinque in Toscana Avrebbero dovuto trasportare carichi di materiale siderurgico che in realtà non esistevano
PIOMBINO. Solo tre società delle 62 coinvolte nell’indagine della Finanza sono imprese reali, mentre la maggior parte sono società fittizie intestate a prestanome (per adesso non risultano altri indagati) utilizzate, secondo la Finanza, per produrre fatture da un valore medio di circa un milione di euro l’una. Avrebbero dovuto documentare procedure di acquisto, vendita e trasporto di tonnellate di minerale: in prevalenza ferro-molibdeno e triossido di molibdeno, utili a indurire e prevenire la corrosione dell’acciaio. Delle operazioni, tuttavia, gli inquirenti non hanno trovato traccia. Una delle imprese fantasma, milanese, è stata addirittura costituita a seguito di un furto di identità ai danni di un cittadino. Le imprese interessate hanno sede a Napoli (4 società), Cercola, Ercolano, Pozzuoli, Afragola (2 società), Casoria, Milano (6 società), Agrate Brianza, Cernusco sul Naviglio, Zibido San Giacomo (2 società), Bergamo, Brescia (2 società), Roncadelle, Paitone, Torbole Casaglia, Rodengo Saiano, Valmadrera, Castiglione Olona, Cassina Rizzardi, Selvazzano Dentro, Torri Di Quartesolo, Sarcedo, Fara Vicentino, Udine, Massa (2 società), Carrara, San Vincenzo, Campiglia Marittima, Rovereto, Genova, Assisi, Roma (2 società), Mosciano Sant'Angelo, Tortoreto, Carapelle. Nella rete di imprese fittizie, dunque, vi sono cinque società toscane, una a Campiglia, una a San Vincenzo, due a Massa e una a Carrara. All’estero figurano società in Gran Bretagna, Svizzera (2), Repubblica Ceca, Croazia, Romania (3), Ungheria, Polonia, Bulgaria (4). —
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