«Il Piano strutturale totalmente privo di visione strategica»
Critiche anche ai progetti di sviluppo del turismo «che guardano solo all’aspetto balneare, già saturo con 900mila presenze annue»
PIOMBINO. «Dopo quattro anni di attesa, quattro amministrazioni coinvolte e due Uffici di Piano la montagna ha partorito il topolino». Il riferimento che fa il Movimento Cinque Stelle è all’approvazione da parte del consiglio comunale del Piano strutturale d’area, «documento che definirà gli obiettivi e le strategie del nostro territorio per i prossimi 15 anni. E con queste premesse c’è poco da stare sereni».
Per i pentastellati «va immediatamente stigmatizzato il fatto che in un’area omogenea per connotazione geografica, economica, culturale, ma soprattutto per condivisione di risorse naturali e ambientali, Piombino e Campiglia abbiano un Piano strutturale diverso da San Vincenzo, Suvereto e Sassetta, quindi obiettivi e strategie diversi. Siamo dunque costretti a rilevare il totale fallimento delle strategie sovracomunali in Val di Cornia, e questo avviene semplicemente per frizioni pregresse di natura politica e per l’incapacità di anteporre l’interesse generale di un’area a quello puntuale del comune di appartenenza».
Se questo per il Movimento sarebbe bastato da solo per bocciare il documento, «è doveroso rilevare anche che, nonostante la lunghissima gestazione, ci è stato presentato un piano totalmente mancante di visione strategica e dove il proclamato cambio di paradigma rispetto al passato è rimasto solo nelle dichiarazioni di rito».
Entrano nel merito il giudizio dei 5 Stelle è che si tratta di «un piano in cui la parola diversificazione è usata senza alcuna parsimonia, ma che di fatto porta come unico nuovo elemento di sviluppo il potenziamento del turismo balneare, quella parte di turismo che è già satura viste le oltre 900mila presenze turistiche annue che collocano Piombino fra i primi 20 comuni in Italia».
«Invece nel Piano – è la critica di fondo – si continua nella spasmodica ricerca di nuovi posti letto, di cui 80 nel Parco della Sterpaia, ma soprattutto si consente la conversione in turistico-ricettivo di Fabricciane e Torre Nuova che una volta urbanizzate diventeranno grandi come una frazione e porteranno le migliaia di fruitori a ingolfare la spiaggia di Baratti, tutto senza contare il consumo d’acqua e la produzione di rifiuti che l’aumento del peso antropico comporta. Piuttosto che continuare a saturare i nostri litorali – è la considerazione dei pentastellati – sarebbe stato opportuno pensare a come offrire più sevizi e aumentare la qualità dell’esperienza di soggiorno nel nostro territorio, ma di tutto questo nel piano non vi è traccia».
Altri temi per noi centrali per il gruppo di opposizione, come l’agricoltura, la cantieristica, il commercio, «che portano lavoro stabile e non stagionale vengono affrontati invece in maniera sommaria e senza portare indirizzi chiari».
Ma le critiche arrivano anche sul sviluppo industriale, perché «sul concetto di dover allontanare gli impianti inquinanti dalla città c’è la convergenza di tutte le forze politiche in consiglio, molta meno sulla destinazione delle aree da recuperare che secondo noi dovrebbero essere destinate ad attività produttive a impatto ambientale nullo, quindi a creare lavoro, mentre secondo il Piano devono essere destinate a filtro verde o al mantenimento di alcuni impianti come siti di archeologia industriale. Destinazione per le quali è previsto, al netto del costo di bonifica che può essere statale, un pesante costo futuro per il Comune in termini di mantenimento e manutenzione e, visto le esigue risorse a disposizione dell’ente – prosegue il Movimento – ci aspettiamo molta prudenza nell’avventurarsi in previsioni che rischiano di rappresentare solo un costo per la collettività senza creare mezzo posto di lavoro. In tutto questo va considerato anche il fatto che buona parte delle aree in questione sono di proprietà privata, si fanno dunque i conti senza l’oste. In buona sostanza si prendono decisioni dove non si può incidere e si evita di farlo dove lo si può fare».
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