Il Tirreno

LA CONFESERCENTI INCONTRA IL SINDACO  

«C’è bisogno di aiuto per portare le imprese fuori dalla pandemia»

2 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. Lanciare un ennesimo grido di allarme e chiedere un aiuto concreto per portare le imprese fuori dalla pandemia. Soprattutto per questo una delegazione della Confesercenti provinciale di Livorno –composta dal presidente provinciale Maristella Calgaro, dal direttore Alessandro Ciapini ha incontrato il prefetto D’Attilio mentre il presidente Confesercenti sede Piombino Antonio Baronti e Federico Lubrano hanno incontrato il sindaco di Piombino Francensco Ferrari e l’assessore alle attività produttive Sabrina Nigro (nella foto).

«Dopo 395 dall’inizio della pandemia, – dice il presidente Baronti – le imprese del terziario, del commercio, del turismo sono ancora punto e a capo e scendono in piazza in una mobilitazione diffusa prevalentemente mediatica per portare all’attenzione delle istituzioni il dramma in cui migliaia di attività e di famiglie versano a causa delle chiusure. Vogliamo ribadire al rappresentante del governo ed al primo cittadino – continua Baronti – quanto siano state insufficienti le misure di sostegno ed i ristori messi in campo finora dal governo e di quanto ci sia bisogno di provvedimenti immediati ed efficaci per consentire alle imprese di poter lavorare, in sicurezza, e non perdere quella dignità di cui siamo orgogliosi. Serve un Decreto imprese adeguato e rispondente – aggiunge – alle perdite che le imprese hanno subito. Che succederà alla fine delle moratorie bancarie? Quando dovremo pagare le tasse? Molti imprenditori, oggi, hanno il DURC irregolare e non potranno neanche accedere ai contributi regionali: oltre al danno la beffa. Evidenziamo un disagio, che rischia di trasformarsi in una rabbia ormai ampiamente diffusa. Non vogliamo elemosine, vogliamo lavorare».

«Abbiamo ascoltato con attenzione le parole della delegazione di Confesercenti – spiegano il sindaco Ferrari e l’assessore Nigro –. Sono ancora troppi i negozi chiusi, troppe le incongruenze nella distinzione tra vendita di beni per bambini e per adulti, nella disposizione che stabilisce, in zona gialla o arancione, l’apertura dei ristoranti a pranzo ma non a cena per poi chiuderli totalmente, nonostante il numero contingentato, nei giorni di fascia rossa. Si parla di un ristoro per bar e ristoranti in misura insufficiente e nessuno parla più di parrucchieri, agenzie di viaggio, ambulanti, palestre, scuole di danza e di musica, centri sportivi ed estetici e tantissime altre attività. Non sono previsti ristori per chi ha un negozio di abbigliamento. Continueremo a farci portavoce di tutte queste preoccupazioni ancora una volta scrivendo al governo». –

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani