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Verso la perizia psichiatrica per il giovane parricida
Ieri intanto alla chiesa di Venturina si sono svolti i funerali di Francesco Biagi con amici e colleghi che hanno portato un po’ di conforto ai familiari
venturina. Si sono celebrati ieri mattina alla chiesa di Venturina i funerali di Stefano Biagi, il 64enne impiegato della Magona ucciso otto giorni fa dal figlio Francesco, di 28 anni.
In chiesa con la moglie Caterina e la figlia, Martina, c’erano colleghi e amici di Biagi, l’avvocato Alberto Moschini, legale di Francesco ma soprattutto amico di famiglia, con le norme Covid che hanno forzatamente limitato le presenze alla cerimonia funebre.
Una cerimonia composta, per dare l’addio a un uomo che nella vita intorno a sé ha raccolto sempre stima e affetto. Un’altra parentesi dolorosa nello strazio dei familiari.
Intanto già questa settimana si potrebbe sbloccare la questione della perizia psichiatrica, necessità già evidenziata dall’avvocato Moschini nell’udienza di convalida, ma che potrebbe arrivare formalmente anche con una richiesta del pubblico ministero Massimo Mannucci.
Perché ovviamente la questione dell’imputabilità sarà centrale nel percorso giudiziario ma anche rispetto alle misure cautelari nei confronti del giovane per la valutazione che andrà fatta rispetto alla compatibilità col carcere della sua condizione. Giudicando se invece ha bisogno di cure specifiche e comunque in un ambiente diverso, in una delle poche Rems in Toscana, le strutture che hanno sostituito gli ospedali psichiatrici giudiziari. Francesco Biagi quindi al momento è in isolamento in una cella del carcere di Livorno, guardato a vista.
Dal punto di vista delle indagini ormai la vicenda è chiusa. Manca solo la formalizzazione dell’esito dell’autopsia svolta dal dottor Luigi Papi, da cui nulla di nuovo però può emergere rispetto a quanto si sa, e cioè che Stefano Biagi è stato colpito all’emitorace sinistro con un coltello da cucina lungo una ventina di centimetri, un fendente che lo ha lasciato in agonia per un’ora prima che sopraggiungesse la morte, rendendo inutili i soccorsi.
A chiarire la dinamica al giudice Antonio Del Forno nell’udienza di convalida, è stato Francesco, seppure con frasi smozzicate, a ribadire quanto detto pochi minuti dopo il delitto ai carabinieri: alle 8,30 di sabato 20 marzo il ragazzo si era alzato dal letto, nervoso «perché sentivo dei rumori e volevo dormire». Poi, incrociando il padre aveva avviato una discussione, diventata lite e culminata con la coltellata mortale. —
(cloz)
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