Il Tirreno

il delitto di venturina 

Eseguita l’autopsia, si attende il nullaosta per riavere la salma

Eseguita l’autopsia, si attende il nullaosta per riavere la salma

Condotto l’esame su Stefano Biagi, l’uomo accoltellato dal figlio Francesco La famiglia aspetta l’ok del magistrato per poter celebrare i funerali

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piombino. Eseguita l’autopsia su Stefano Biagi, il sessantaquattrenne ucciso dal figlio Francesco, 28, con una coltellata. Il sostituto procuratore Massimo Mannucci, che già stamani potrebbe concedere il nullaosta e restituire la salma alla famiglia, per i funerali, ora attende il rapporto del medico legale Luigi Papi. Anche se è solo una formalità. La vittima, colpita all’emitorace sinistro con un coltello di cucina dalla lama di venti centimetri, era deceduta dopo circa un’ora di agonia. Non c’è più nulla da chiarire neanche sul fronte della dinamica. È chiaro cosa sia successo: alle 8,30 di sabato Francesco si è alzato dal letto e, al culmine di una lite con il padre, lo ha accoltellato. Anche al giudice Antonio Del Forno, martedì durante l’udienza per la convalida degli arresti, il giovane ha ribadito quanto aveva già detto ai carabinieri: voleva dormire. Se quella era stata l’unica frase di senso compiuto detta da Francesco nell’immediatezza del delitto, avvenuto sotto gli occhi della madre nella loro abitazione a Venturina, con il giudice il giovane ha un po’ rotto il muro del silenzio spiegando che quella notte aveva dormito poco e che la mattina aveva avuto quella discussione col padre. Poche parole e la stessa motivazione che, da sola, è eloquente. Francesco era seguito dai servizi di igiene mentale dell’Asl da un anno, da quando cioè aveva già aggredito il padre anche se, in quel caso, non c’erano stati coltelli né feriti. Ma rifiutava le cure, disertava i colloqui con gli psichiatri e continuava a covare dentro chissà quale male. Il suo avvocato Alberto Moschini ha chiesto una perizia psichiatrica al giudice, il quale ha confermato non solo la custodia cautelare in carcere ma anche la sorveglianza continua sul detenuto, nel timore che possa commettere atti autolesionistici. —

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di Redazione web