Il Tirreno

i 700 anni dalla morte di Dante 

“Passioni e pandemia” L’Inferno va in scena

“Passioni e pandemia” L’Inferno va in scena

Testo entro la fine dell’anno dalla terza del liceo sportivo Elena Pecchia: «Spunti che hanno a che fare con l’oggi»

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PIOMBINO. La scuola non si ferma, anzi. In questo periodo, dove tutto sembra più complicato, oltre la didattica in presenza e a distanza sono proseguiti progetti e laboratori, uniti alla cura verso i ragazzi più in difficoltà.

E per ricordare i 700 anni dalla morte di Dante, la terza sportivo del liceo Carducci – in regia Elena Pecchia e Lorenzo Favilli –, si è cimentata nella stesura di un testo che trae spunto dall’Inferno, prima cantica della Commedia. La pièce teatrale, dal titolo “Passioni e pandemia”, sarà ultimata entro giugno e si spera potrà essere allestita nel prossimo anno con l’emergenza pandemia sia ormai un ricordo. «Le ragazze e i ragazzi – spiega Elena Pecchia – sono stati sollecitati a scrivere le loro riflessioni su vizi e virtù ai tempi della pandemia, traendo spunto dai canti dell’Inferno. Non solo, tra una lezione in presenza e le molte ore passate davanti allo schermo, la classe è riuscita a scaldarsi apprezzando la ricchezza e la tridimensionalità del lessico dantesco seguendo l’iniziativa dell’Accademia della Crusca “Una parola fresca di giornata”. Si sono messi alla prova interrogandosi sulle grandi domande esistenziali a cui Dante, con la sua sicurezza medievale, riesce a dare una rasserenante risposta: che fine faremo dopo la morte, ma se c’è un Dio dove sta guardando, siamo liberi di scegliere fra il bene e il male? Gli studenti, spesso isolati, sono riusciti ad appassionarsi al capolavoro della civiltà italiana, stupiti che la letteratura – aggiunge Elena Pecchia –, giudicata in genere lontana abbia a che fare con la loro vita». «Spesso noi ragazzi – conferma uno degli studenti coinvolti nel progetto, in una sua riflessione – viviamo in una realtà che ci allontana dal capire l’importanza delle esperienze, del vissuto e degli insegnamenti racchiusi nei testi che ci hanno lasciato persone esistite prima di noi e che vanno sotto il nome di letteratura. Risucchiati dalla pseudorealtà dei social manteniamo a fatica un rapporto con la vita reale: come potremmo quindi trarre insegnamento da un mucchio di fogli, muti e vecchi ai nostri occhi? E qui – sottolinea – l’importanza di un adulto che, avendo vissuto prima e più a lungo di noi, diventa concreta; attraverso un bravo insegnante quel mucchio di fogli muti e vecchi diventa scrigno di insegnamenti. Una sfida riuscita per noi studenti e per chi ci ha seguito anche in questi dolorosi tempi: riuscire a rendere vivi e a calare nel quotidiano argomenti di centinaia di anni fa, conferendogli colori e sapori moderni». Insomma passioni, cultura e vita anche durante la pandemia. —

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