Il Tirreno

il lutto 

Piero Dell’Omodarme, una grande perdita

Annalisa Mastellone
Piero Dell’Omodarme, una grande perdita

Ricoverato per altri problemi, è morto a causa del Covid Dirigente della Misericordia, era un burbero dal cuore d’oro

3 MINUTI DI LETTURA





Annalisa Mastellone

CAMPIGLIA. Un uomo all’apparenza scontroso ma con un animo buono e sensibile. Piero Dell’Omodarme lo descrivono tutti così. Chi l’ha conosciuto non può non ricordarne la disponibilità e il suo impegno per la comunità. Sarà cremato questa mattina, morto all’ospedale di Livorno a causa del Covid a cui era risultato positivo durante la cura di altri problemi di salute. Campigliese, ex dirigente della Dalmine, volontario storico e dirigente della Misericordia, 73 anni, ha lasciato la moglie Antonia, i figli Barbara e Marino e i nipoti. Sono tantissime le persone che non hanno fatto mancare parole cariche di affetto nel ricordarlo, anche su Facebook dove la sindaca Alberta Ticciati gli ha dedicato un messaggio definendolo «uomo di valore e di grande umanità».

C’è chi con lui ha condiviso una lunga amicizia, come Elisa Papa e suo marito Renzo Panetti, governatore della Misericordia, che addolorato per la sua scomparsa non riesce a parlarne. «Piero era intelligente, di spessore e spigoloso – racconta Papa – ma se riuscivi ad andare oltre questa corazza che metteva tra lui e il mondo trovavi una persona disponibile, affettuosa e pronta a darti una mano ma anche a discutere. La nostra era un’amicizia con la A maiuscola. Sono rimasta sorpresa di quante persone siano rimaste colpite dalla sua morte, vuol dire che l’hanno conosciuto come era davvero, nonostante all’inizio lui apparisse burbero. Era attaccatissimo alla sua famiglia e si prodigava al massimo per le persone. Perdiamo una persona piena di valori ed estremamente seria e corretta».

Piero Dell’Omodarme era molto conosciuto e stimato in paese. «Facendo parte della Misericordia – riferiscono dall’Ente valorizzazione Campiglia – abbiamo avuto modo di collaborare per molte iniziative. Era una persona per bene e apprezzata da tutti».

Era stato anche a capo della banda cittadina. «Lo ricordo quando ne era presidente – spiega lo storico Gianfranco Benedettini – in un momento particolare quando la banda, la Rossini, era senza sede. Non amava mettersi in mostra, era schivo, per cui mi sorprese la sua nomina. Ma era una persona in gamba, onesta, lavoratore alle acciaierie, godeva della fiducia della gente».

Mario Ceccarelli, vicepresidente della Misericordia, ne ricorda il carattere amabile e il suo essere sempre disponibile con tutti e per tutto. Erano entrati nella confraternita insieme, a fine anni Novanta: «Era un perno della Misericordia, sempre presente, il punto di riferimento di tutta l’associazione. Aveva automatizzato tutto, si occupava dei bilanci e gestiva i rapporti economici della confraternita. I volontari lo chiamavano “Edison”, perché sistemava impianti elettrici, tv, qualsiasi cosa. Era un gran brav’uomo, burbero all’apparenza ma con un cuore d’oro. Siamo nati nello stesso quartiere storico, il Poggiame, la nostra frequentazione era familiare. Piero era schietto, deciso e netto nei giudizi, ma quando sbagliava se ne rendeva conto. Ha fatto tanto per l’associazionismo e per la gente, anteponeva sempre gli altri. Quando ho saputo della sua morte mi si è gelato il sangue, conoscevo la situazione ma speravo ce la facesse». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera