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Con la moto nel Parco, sanzioni confermate
Il Tribunale di Livorno dà l’ok alle multe: «Quel sentiero a nessun titolo poteva essere qualificato come strada»
PORTOFERRAIO. Il Tribunale di Livorno, sezione distaccata di Portoferraio, ha emesso le prime cinque sentenze in merito a sette ricorsi presentati da altrettanti motocrossisti che avevano chiesto l’annullamento delle ordinanze ingiunzioni di pagamento emesse dal Parco nazionale dell’Arcipelago toscano.
Il gruppo di motocrossisti era stato sanzionato nel 2015 dal personale dell’ex Corpo Forestale dello Stato, per aver transitato sul sentiero numero 62 nel tratto tra Monte Strega e località Aia di Cacio nel Comune di Rio. L’Ente Parco, a chiusura dell’istruttoria, ritenendo fondato l’accertamento della violazione effettuato dalla Forestale ha emesso le ordinanze per l’ingiunzione del pagamento delle sanzioni amministrative ed irrogando il massimo previsto dal regolamento vigente (344 euro a motociclista). Queste ordinanze sono state quindi impugnate dai motocrossisti davanti al Tribunale di Livorno che ha ritenuto infondati i motivi del ricorso e, soprattutto, ha riconosciuto come «il sentiero in questione – si legge nella sentenza – a nessun titolo, potrebbe essere qualificato come strada, di nessun tipo, intesa come luogo percorribile, non solo a piedi, ma altresì con mezzi meccanici». È stato, dunque, vano il tentativo di invocare l’applicazione del Codice della Strada per legittimare il transito sul sentiero in questione, così come quello di lamentare l’assenza di cartelli stradali che prescrivano espressamente il divieto di circolazione.
«Si tratta di sentenze importantissime – commentano dal Parco nazionale dell’arcipelago toscano – che riconoscono la validità dell’operato del Corpo Forestale dello Stato e dell’Ente Parco e che speriamo possano fungere da deterrente per coloro che intendono scorrazzare con le moto sui sentieri del Parco, costituendo un vero e proprio pericolo per l’incolumità pubblica, oltre che un grave danno per il territorio».
«La sentenza del Tribunale di Livorno è importantissima perché conferma tutte le nostre segnalazioni e denunce e che il Parco nazionale e i suoi sentieri non possono essere trasformati in un pista da cross dove magari organizzare anche campionati – aggiungono dall’associazione Legambiente Arcipelago toscano – La sentenza dovrebbe essere anche un avvertimento per chi organizza, violando la legge, raid a pagamento all’interno del Parco pubblicizzati sfrontatamente sulla stampa specializzata e su internet. La stessa sentenza parla anche ai sindaci elbani che finora hanno sempre evitato di classificare le strade fuori dal Parco e di mettersi a un tavolo per definire, insieme al Parco nazionale, ai club motocrossistici e alle associazioni ambientaliste, quali siano i percorsi dove poter praticare lo sport motoristico, senza distruggere la sentieristica o creare circuiti da motocross e di enduro abusivi». —
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