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Universitari elbani bloccati per il virus

Stefano Bramanti
Universitari elbani bloccati per il virus

Quattro studentesse raccontano i disagi creati dalla pandemia «Stiamo perdendo stimoli, che bella sarebbe un’aula sull’isola»

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Stefano Bramanti

PORTOFERRAIO. Al tempo del Covid-19 la vita si complica anche per gli universitari dell’isola d’Elba. È quanto racconta al Tirreno Bianca Zottola, che studia Scienze della comunicazione a Pisa. È lei a tracciare il quadro della situazione negli atenei di Firenze, Siena e Pisa (frequentati dagli studenti elbani): quasi tutti i ragazzi hanno lasciato le città per scongiurare i rischi del contagio, ma ora i problemi sono dati dalla progressiva mancanza di stimoli e di strutture per studiare (tanto che viene chiesta un'aula pubblica a Portoferraio, per i vari universitari, costretti a rimanere sull'isola).

Bianca ha dato voce a tre giovani universitarie portoferraiesi e precisamente a Valeria Berti, impegnata a seguire le lezioni di scienze della formazione a Firenze, Domitilla Palombo, che studia a Siena nel corso di farmacia e Virginia Marinari che studia Economia a Pisa. «Frequentare l’università – dice Bianca – serve a uscire da una realtà isolana decisamente troppo stretta per le ambizioni giovanili. Ma con l'avvento del virus pandemico, la maggior parte degli studenti elbani si è ritrovata di nuovo catapultata sullo Scoglio». La giovane, forse futura giornalista, ha sentito Valeria: «Questa situazione ha dei vantaggi: seguo le lezioni da casa, non mi devo alzare in orari improponibili per prendere nave e treno, poi risparmio 100 euro al mese d'abbonamento. Però abbiamo perso praticamente del tutto le occasioni di socialità, di confronto, di scoperta. Una grave mancanza che credo tutti sentano in questa fase, perché l'esperienza universitaria non è data dalle sole lezioni – dice Valeria – Oltretutto pare che siamo gli ultimi ad essere considerati, dato che nei provvedimenti governativi, quando si parla di scuola, si dice dei vari livelli dimenticando le università, le quali così si gestiscono un po’ come vogliono. La situazione dei contagi è molto incerta: da un giorno all'altro si può passare alla zona rossa e allora addio alle lezioni in presenza. E poi, nel mio caso, si presenta il dilemma: meglio seguire da casa o rimanere a Firenze finché c'è la possibilità delle lezioni in aula? E credo che sia altrettanto grave che ci troviamo ancora a questo punto dopo un anno che viviamo con questa brutta pandemia». Situazione simile a quella vissuta da Domitilla: «Dopo mesi di didattica a distanza non ho più la concentrazione iniziale, non sono più mossa dalla curiosità e dalla novità del mondo universitario, non seguo più con costanza ed entusiasmo. Mi manca avere a che fare con i colleghi, il poter conoscere gente nuova e sentire l’empatia durante gli esami, invece che guardare il solito passivo schermo». E infine ecco il parere di Virginia: «Tra i vari disagi, uno più che mai attuale e che mi preme evidenziare, è la mancanza di un’aula universitaria di studio qui a Portoferraio, visto che non si sfruttano i luoghi ad hoc degli atenei. Non tutti hanno spazi adatti a casa e quindi sarebbe importante creare tale spazio sull'isola e in tal modo noi universitari si avrebbe un ambiente valido e attrezzato. La biblioteca comunale potrebbe essere ottima, ma ha orari non funzionali per noi». «Piccoli-grandi ostacoli quindi – conclude Zottola – i giovani chiedono maggiore organizzazione per non essere dominati da tecnologie e distanza, ma occorrono momenti di socialità, nel rispetto delle norme anti covid, e attenzione alle esigenze degli universitari». —

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