Il Tirreno

un video su Facebook 

Pelle di un pitone ritrovata al parcheggio delle scuole

C. C.
Pelle di un pitone ritrovata al parcheggio delle scuole

2 MINUTI DI LETTURA





VENTURINA. La pelle di un pitone reale lungo il marciapiede, al parcheggio Asl (scuola Altobelli). Si vede bene grazie a un video su Facebook. Nessuna segnalazione ufficiale.

Dando per scontato che siamo a Venturina e la pelle è vera, chi è che l’ha cambiata? «Si tratta a tutti gli effetti di un pitone reale Python regius. Anche se di reale ha solo il nome perché in realtà è il più piccolo della famiglia, massimo un metro e mezzo mentre vanno tutti da due metri in su» spiega Luca Ciurli, naturalista, appassionato di rettili che per 19 anni ha avuto un pitone reale in casa («un familiare», ricorda) oltre ad aver gestito un rettilario in Piemonte.

«Dov’è il pitone? Per il 90% delle probabilità c’è qualcuno che ha messo la pelle in giro – aggiunge Ciurli –. Quando il pitone la cambia, dopo aver mangiato, la pelle non resta mai stesa, fa come noi coi calzini, dall’alto in basso. E tutto finisce arrotolato o almeno al contrario. Stesa? Il serpente dovrebbe trovare dove poter attaccare il primo pezzo, vicino al muso, per poi tirar via la pelle vecchia e far posto alla nuova; assumendo, visto che tra pelle e pelle c’è un liquido, un aspetto rosaceo ed opaco. La pelle si apre di lato e raramente resta stesa, ma si arrotola. Fuori? Non resisterebbe una notte: gli è necessaria una temperatura minima di 22 gradi e 32 di massima. Mangia roditori – dice – fino alla grandezza di due lattine di birra, un ratto da un kg, né gatti né cani di piccola taglia. Non è velenoso. Unica colpa? Spero non quella di essere accudito da qualcuno che non se ne intende. L’ho avuto con me per 19 anni, un membro della famiglia, non è da esibire». Buontemponi: razza che non si estinguerà mai. –

C. C.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera