Il Tirreno

la protesta  

«Servono più controlli sul porto e nelle navi»

«Servono più controlli sul porto e nelle navi»

La lettera-denuncia di un elbano a Roma per curarsi «Sul traghetto tanta gente e mascherine sì e no»

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PORTOFERRAIO. Pochi controlli, febbre non misurata, parecchi passeggeri senza mascherine e distanziamenti non certo rispettati. La situazione descritta a bordo di un traghetto non lascia tranquilli coloro che, in questa fase di pandemia, mettono in campo tutte le precauzioni richieste per limitare il contagio. E, in particolare, l’allentamento delle misure viene vissuto come una minaccia da chi, per determinate patologie, ha un sistema immunitario più debole e, per questo, dispone di scarsa protezione di fronte al contagio da Covid-19. Un lettore elbano, alle prese con una forma di leucemia che impone delle cure periodiche in una struttura di Roma, ha scritto una lettera al Tirreno per segnalare quanto avviene a Piombino da quando è scoppiata la pandemia.

«Ho aspettato un anno per parlare – racconta – sono un residente sull’isola e che per gravi motivi di salute devo spesso recarmi a Roma. La mia patologia mi impone più di altri di dover tenere sempre alta l’attenzione e cercare di evitare di prendere il virus che potrebbe essermi letale. Ebbene dopo l’ultimo viaggio di ritorno, dopo aver fatto le cure nella capitale non ho potuto esimermi da scrivere questa lettera alla stampa».

L’elbano racconta quanto gli è capitato una volta arrivato a Piombino. «Ho preso la nave che era veramente piena – spiega – nessuno ha misurato la febbre a nessuno, tutti assembrati nei saloni, mascherine sì e no. A quel punto chiedo al personale marittimo se era possibile rimanere in auto nel garage e anche questo mi viene negato. Ho fatto delle domande, a proposito della misurazione della temperatura e mi è stato risposto che la misuravano su altre navi, ho chiesto come mai non potevo rimanere in macchina e mi è stato risposto per motivi di sicurezza. Ma la sicurezza anti Covid?».

Il lettore elbano si dice «veramente avvilito e arrabbiato – continua – ora che la Sardegna è zona bianca, grazie alla saggezza dei suoi amministratori, non potremmo anche noi adottare le misure che già si applicano per entrare nell’isola? Cosa serve? Perché i nostri amministratori non si adoperano per tale operazione? Controllare le città non è facile – continua nella lettera il lettore – ma controllare un’isola si. Io – conclude – amo, l’isola ma davvero, il mio sogno a prescindere dalle mie esigenze, è quello di vedere un’isola Covid free grazie alla lungimiranza degli amministratori che non dovrebbero dipendere da Piombino o Livorno, (provincie, enti, Autorità portuali o regione) che dovrebbero combattere le ingiustizie che gli isolani soffrono quasi quotidianamente». —



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