Meteo
Orti urbani, l’idea non parte. Rifiuti invece dei pomodori
Si chiama #tantoconPo.Co. il progetto del Tavolo di quartiere Cotone-Poggetto. Lo studio è stato più volte presentato agli assessori e anche al sindaco Ferrari
COTONE. A ridosso degli storici ulivi resistono fornelli in disuso e rifiuti più vari. Area in stile discarica a cielo aperto più sfalci di piante (recenti resti di palme) al posto di quelli che dovrebbero essere gli orti sociali “battezzati” dal progetto preliminare per il recupero aree dismesse #tanto con Po. Co. ; lo caldeggia il Tavolo di quartiere borgate Cotone Poggetto.
La necessità di creare orti urbani non è cosa nuova neppure a Piombino, visto che nel 2018 si è pure perso il finanziamento regionale previsto per il progetto relativo al Vallone: tra proteste di cittadini e risultati di analisi del terreno non proprio ottimali. E da anni si aspetta di realizzarne, dislocati ovunque all’interno del territorio cittadino, molto spesso in aree periferiche col Comune facilitato nel concedere la gestione di piccoli appezzamenti tramite bando e dietro il pagamento di un affitto poco più che simbolico: dove meglio che qui, di fronte all’altoforno spento dal 2014, che veglia ancora sull’area industriale più grande dell’intera città. «Orti sociali che sono un mezzo di inclusione sociale – ricordano al Tavolo di quartiere –, migliorano la salubrità della vita, aiutano la conservazione della biodiversità. Possono diventare belli e pure strumento di riqualificazione del territorio».
I residenti raccontano che questo spazio era riuscito a salvarsi almeno fino a tre anni fa. «Erba che cresce sugli sfalci – spiegano al Tavolo di quartiere – evidenziano che la sosta non è estemporanea. Terra e piante che poi coprono elettrodomestici come resti di demolizioni: allora si tratta di una discarica consolidata a tutti gli effetti. Grazie agli orti urbani sarebbe possibile recuperare tutto lo spazio – si prosegue – almeno fino alle baracche delle case popolari, altra zona fin troppo buia spesso ugualmente utilizzata come discarica». Quando sembrava che a Piombino ne sarebbero presto nati un bel po’, al progetto orti sociali Cotone Poggetto si è da subito dedicato il Tavolo, che è un insieme di associazioni e realtà: consiglio di quartiere, circolo Arci Cotone, parrocchia, associazione sportiva Uisp, gruppo 2000, associazione Samarcanda.
Proposta progettuale del 2019 a firma dell’architetto Leonardo Manetti. «Orti sociali per promuovere un senso di comunità ma pure per bonificare – sottolineano al Tavolo di quartiere – tutto questo terreno dove poi produrre pomodori, ortaggi. Nulla destinato alla vendita. Orti da fare con un progetto collettivo in grado di promuovere l’integrazione». Funzioni educativa, civica, etica vengono da sé. Cominciando col bonificare, per stoppare il materiale che continua a “depositarsi”.
«Costo limitato al minimo – confermano al Tavolo –. Tramite quartiere il progetto è arrivato sulle scrivanie del Comune, incorrendo nel passaggio tra l’amministrazione Giuliani e la giunta Ferrari. Passando dall’assessore Capuano a Gelichi. Ci sono scambi di mail con Marco Vita, la consegna del documento, durante un incontro qui, all’assessore Simona Cresci. Ne abbiamo parlato con la giunta itinerante e il sindaco Ferrari sembrava interessato». Pandemia coronavirus in corso, ai magazzini comunali l’attività non si è mai arrestata del tutto. Dando per scontato che gli sfalci vengono “parcheggiati” per poi essere smaltiti. Però difficile per il Tavolo, ma soprattutto per gli abitanti, continuare ad assistere alla crescita di questa libera discarica creativa. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
