Il Tirreno

centro giovani e informagiovani 

Arriva il licenziamento per dieci lavoratori, otto sono le donne

Valeria Parrini
Arriva il licenziamento per dieci lavoratori, otto sono le donne

L’amarezza nel racconto dei diretti interessati e il bilancio di un’esperienza importante per i ragazzi e per tutta la città

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PIOMBINO. A metà aprile riceveranno la lettera di licenziamento. Inevitabile. Perché a fine giugno scadrà la gestione del Centro giovani assegnata alla Coop Il Granaio e il Comune farà da solo. Si chiama “internalizzazione”. Trasferirà due impiegati nella struttura di viale della Resistenza mentre in previsione si parla di polo culturale di Cittadella come destinazione del servizio.

Sette lavoratori, cinque le donne, proveranno a reinventarsi. Idem per le tre operatrici dell’Informagiovani che da Arci la lettera l’hanno già ricevuta e che hanno la sede nello stesso edificio. Totale dieci persone ad allungare la lista dei disoccupati. Soprattutto femminile.

Di amarezza ce n’é. Nel saloncino del Centro dedicato a Fabrizio De Andrè, alcuni lavoratori del Granaio fanno più bilanci che previsioni. Amarezza per l’incertezza del proprio futuro, é chiaro. Per non aver ricevuto, dopo 14 anni di attività della Coop, regolarmente acquisita con bandi pubblici e protocolli rispettati, la possibilità di ritentare. «Sapendo, comunque, - afferma la presidente Cinzia Bartalini – di aver osservato fino in fondo le linee guida previste con una progettualità e con attività conseguenti di cui andiamo orgogliosi. Come del resto ci testimoniano persone innumerevoli che abbiamo incrociato nel tempo».

Lei, insegnante, un lavoro ce l’ha sempre avuto al di fuori della cooperativa. Non Gianni Pisani, grafico e responsabile della strumentazione audio video, Silvia Grassi, esperta di Comunicazione, Davide Bellucci, il più giovane, laureando in fisica, addetto al bar e alla manutenzione, Cecilia Simoncini, assistente sociale, Elena Lombardi, tecnico informatico, Margherita Bertini, psicologa come Irene Marconi, in aspettativa. Uno staff completo, per rispondere a una gamma articolata di esigenze. Nei curricula, lauree e specializzazioni rafforzate da un’esperienza che ha permesso di rispondere in quantità e in efficienza a gran parte delle domande della città, dei ragazzi. E, per le caratteristiche della struttura, anche di soddisfare le richieste della politica, tutta, di associazioni e comitati. Anche controcorrente.

«Il centro – ricordano gli operatori – ha ospitato attività culturali più disparate. Laboratori, servizi di supporto psicologico e alle famiglie. Come i campi solari e i dopo-scuola. Lo sportello d’ascolto. Ma che ha saputo anche uscire fuori per incontrare le scuole, la città. Con gli educatori di strada, ad esempio, impegnati ad intercettare situazioni che in viale della Resistenza difficilmente sarebbero approdate». Un patrimonio pubblico che si teme vada disperso.

Menti pulite, l’Open box, il programma del decennale del Centro sono solo alcuni dei progetti ricordati con più affetto. Nel cassetto rimane quello intergenerazionale con Unitrè.

Ferisce ricordare d’aver appreso la decisione da un comunicato diffuso mentre i lavoratori erano ancora in riunione con la giunta. E il non essere stati minimamente difesi dalle accuse gravi e infondate seminate anche nel profilo istituzionale del sindaco Francesco Ferrari senza un accenno di replica da parte sua. «A quelle accuse stiamo rispondendo noi con una denuncia», sottolinea Bartalini mostrando gli screenshot. —

Valeria Parrini

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