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La storia di Giorgia: «Attraverso i fiori ho trasformato una passione in un lavoro»

Francesca Lenzi
La storia di Giorgia: «Attraverso i fiori ho trasformato una passione in un lavoro»

Carolini, 24 anni, è laureata in Scienze agrarie: in tempo di Covid si è inventata il proprio futuro

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PIOMBINO. «Mi chiedi perché compro riso e fiori? Compro il riso per vivere e i fiori per avere una ragione per cui vivere». Il pensiero di Confucio si adatta a meraviglia a una giovane piombinese che è riuscita a unire passione e lavoro. E l’ha fatto in un periodo di sospensione come quello che stiamo vivendo da oltre un anno. Con il mondo fermo per il Covid, lei ha scelto di muoversi, come una biglia di vetro colorata che non chiede altro di essere spinta lungo una pista sulla spiaggia.

Giorgia Carolini ha compiuto 24 anni il 31 gennaio e, come regalo di compleanno, ha deciso di aprire la partita Iva e un’attività, affacciandosi al mondo con una professione creativa come quella della floral designer. Nata a Piombino, abita a Firenze, anche se in realtà fa la pendolare fra capoluogo e promontorio, dove vivono i genitori, gli amici, i clienti.

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Giorgia, come si arriva a diventare floral designer?

«Allora, tanto per cominciare mamma è biologa marina, babbo commercialista, e io ho studiato all’Itc Einaudi, ragioneria. Quando poi è arrivato il momento di decidere l’indirizzo universitario, ho scelto scienze agrarie a Firenze. Mi stuzzicava l’idea di lavorare con la natura, nonostante i precedenti studi non fossero affini alla materia. A ogni modo, mi sono laureata nell’aprile 2020 con 110 e lode e, dopo aver immagazzinato tante nozioni sugli aspetti tradizionali della natura, ho deciso di virare verso la sua parte più creativa. A settembre sono partita per Londra, diplomandomi come floral designer alla London flower school. E ora questo è il mio lavoro, essere sempre in contatto con la natura, ma da un punto di vista creativo ed emozionale».

Cosa fa una floral designer?

«Mi occupo di allestimenti floreali per matrimoni e per eventi di vario genere, come allestimenti per shooting fotografici, styling floreali, ma adesso faccio anche floral gift, cioè un arredamento con i fiori per tutti, non solo per chi organizza un evento. In due parole, mi occupo di progetti floreali in base alla commissione del cliente e spesso collaboro con altri professionisti come fotografi, negozi di abbigliamento, catering. Il mio obiettivo è di rappresentare, attraverso le mie creazioni, le emozioni e i sogni delle persone, concretizzandoli con l’uso artistico dei fiori. Inoltre mi occupo di tutto, non solo dei fiori. Ad esempio, di fronte a una tavola per un matrimonio non penso solo al centrotavola, ma anche alle candele, ai complementi d’arredo, all’armonia degli oggetti scelti. E poi anche a tenere aggiornati i miei social, altra parte importante».

Quali social?

«Principalmente uso Instagram per il forte impatto fotografico, ma ho anche una pagina Facebook».

Il Covid ha rallentato l’attività?

«Beh, in realtà io ho iniziato davvero da poco. Ho aperto la partita Iva a gennaio, ufficializzando la parte burocratica del lavoro e, a differenza di altre colleghe, non ho un negozio, ma sono freelance. Ho due laboratori dove lavoro su ordinazione. Questo mi permette di essere dinamica, di spostarmi fuori anche dalla Toscana. È vero, ho aperto la mia attività in pieno Covid. E direi, nonostante il Covid. Alla fine ho pensato: questo è il lavoro che voglio fare, e con il virus ormai ci stiamo convivendo. Insomma, mi sono sentita di buttarmi e l’ho fatto. E ho già ricevuto diverse richieste per allestimenti di matrimoni, dall’estate al prossimo autunno. Speriamo di poterli celebrare. Le spose sono fiduciose, vediamo come si evolverà la situazione. Devo dire che i clienti sotto questo aspetto sono comprensivi, si fidano dei professionisti che hanno scelto. E comunque una soluzione la troveremo».

Qual è la parte più bella di questo lavoro?

«Poter usare i materiali, le essenze, stare sempre a contatto con la natura, che siano fiori, bacche, foglie. E poi è un lavoro creativo. Ecco, tendo a evitare di ripetermi, cerco di creare allestimenti sempre diversi, provando a capire cosa posso fare con le mie mani, di fronte al materiale che ho a disposizione. E vale anche per le cose più piccole, come i floral gift, ad esempio. L’unicità è importantissima».

Cos’è possibile realizzare con i fiori?

«Per me sono un mezzo di comunicazione. Con loro si possono comunicare le emozioni. E spesso sono i fiori stessi a comunicare con me. Mi capita quando vedo un fiore e penso a come posizionarlo, cercando di seguire la sua linea naturale. Non mi piacciono le cose compatte, ristrette, preferisco la leggerezza».

Che ruolo ha avuto la famiglia?

«I miei sono fantastici, hanno sempre cercato di farmi fare quello che mi rendeva felice. Mi hanno spinto ad andare, a vedere, a viaggiare, ad aprirmi la mente. Sono stati un grande supporto e sempre molto partecipi. Così come le mie amiche e le persone che mi vogliono bene. Ringrazio tutti perché è anche grazie a loro se oggi sono quella che sono. Mi sento fortunata».

E nel futuro cosa c’è?

«Adesso che posso, vorrei dedicarmi a viaggiare, portando i miei fiori in tutta Italia e, se possibile, anche all’estero. I viaggi sono un’altra mia grande passione. Per questo ho scelto di essere una freelance, per non avere catene. E da grande voglio fare qualcosa che mi renda felice. Ora che sono riuscita a unire la passione con il lavoro, credo di essere sulla buona strada».

Qual è il momento più prezioso per una floral design?

«Per me è quando compongo, che sia un bouquet, un centrotavola, un oggettino. Mi chiudo nella mia bolla e non esiste più il tempo. Ci sono soltanto io che cerco di comunicare con i fiori, e loro che mi parlano».

C’è bisogno di cose belle in questo mondo?

«Credo servano soprattutto le emozioni. Per qualcuno è un concerto, per altri andare al cinema, per me i fiori. Qualsiasi cosa trasmetta emozioni, ha importanza. Siamo esseri umani e abbiamo bisogno delle emozioni, ci rendono vivi». —

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