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il caso 

Manifesti antiaborto col “furgone-vela”

Manifesti antiaborto col “furgone-vela”

E Forza Italia-Udc polemizza con la Federazione del Pd «Vuole la censura negando dialettica e confronto»

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PIOMBINO. Ancora polemiche sulla campagna antiabortista del Movimento per la vita. Ieri un “furgone vela” si è soffermato di fronte alle scuole superiori, esponendo un grande manifesto con la foto di una giovane donna e la scritta «Mamma, chi sceglie la vita vince sempre! L’aborto è una sconfitta».

Qualcuno invece sul fronte opposto ha coperto uno dei manifestini affissi un po’ in tutta la città (il neonato e la scritta “Io sono per la vita”) con un cartello giallo con su scritto “Più femminismo, meno bigottismo).

Sul tema interviene il gruppo consiliare Fi-Udc-Civici popolari liberali, secondo cui i manifestini «hanno suscitato molte polemiche a Piombino, sicuramente in modo più acceso rispetto ad altri comuni, fra i quali Livorno, dove sono visibili le stesse immagini. Sembra si tratti di una campagna nazionale promossa dalle associazioni antiabortiste, che ha coinvolto molte città italiane. Sicuramente avranno ovunque suscitato clamore, ma qui da noi, come al solito, una buona strumentalizzazione non la si nega mai».

La polemica è sul fatto che «qualcuno ha voluto associare la presenza dei manifesti al colore politico dell’amministrazione della città, quando in realtà tanti comuni di sinistra sono stati tappezzati allo stesso modo. Oltretutto, pensare che esista un “dipartimento della censura” che controlli l’ufficio delle pubbliche affissioni e gli attacchini comunali è alquanto grottesco».

Il gruppo Fi-Udc-Civici popolari liberali spiega di non voler entrare nel merito, «perché la libertà di pensiero e il rispetto delle idee altrui sono capisaldi della democrazia. Per questo motivo ci lasciano perplessi alcune dichiarazioni politiche, in particolare se provenienti da quelle componenti che al loro interno hanno radicate componenti moderate e di tradizione cattolica. Ineccepibili le rimostranze di Rifondazione comunista dal suo punto di vista, che però non ha minimamente accennato alla censura o ad altre formule oscurantiste. Le perplessità sono sul comportamento del Partito democratico, e in particolare dalla Federazione Pd, che ha chiesto in modo perentorio la rimozione dei manifesti. Ci chiediamo – prosegue il gruppo – cosa sia diventato oggi questo partito che nasceva dall’unione di due culture popolari, da un lato gli eredi del Pci e dell’ala riformista socialista, dall’altro i cattolici popolari. Possono esser comprensibili le diverse sfumature sulle questioni eticamente sensibili, ma non sui valori fondamentali del rispetto altrui e della libertà di pensiero. La censura e l’oscurantismo non appartengono certamente alla logica del confronto e della dialettica democratica. Le divisioni che hanno portato alla diaspora della componente moderata “renziana” ne sono la prova, impensabile che due anime così diverse potessero coesistere». —



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