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portoferraio IN lutto  

La darsena perde uno dei suoi pilastri È morto a 65 anni Fabrizio Corsi

Lu.Ci.
La darsena perde uno dei suoi pilastri È morto a 65 anni Fabrizio Corsi

Per anni ha guidato il ristorante Il Garibaldino alla Porta a Mare, da tempo lottava con coraggio contro una malattia

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PORTOFERRAIO. Ha lottato con la malattia fino all’ultimo. Ma alla fine, ieri, il male ha avuto il sopravvento. Fabrizio Corsi (65 anni) è morto nella sua abitazione circondato dall’affetto della moglie Giovanna e dei figli. Ristoratore molto conosciuto in città e non solo non si era piegato neppure durante il lockdown e, grazie all’opportunità che gli consentiva Facebook, aveva avviato anche il servizio di consegna a domicilio, pur di non interrompere la sua attività. La malattia di cui soffriva da tempo e che non nascondeva agli amici dicendo loro che la combatteva con tutte le sue forze, ha avuto il sopravvento su di lui. Il ristorante “Il Garibaldino” di piazza Cavour e di Calata Mazzini è un’assoluta garanzia sia per i numerosi ospiti stagionali, sia anche per gli stessi residenti che avevano così a portata di mano la possibilità di gustare le specialità della cucina elbana di cui Fabrizio Corsi era un prezioso cultore. Grazie alla sua invidiabile posizione, a un passo dal molo Elba e quindi sulla stessa Darsena, Fabrizio era la prima persona che i crocieristi che ormeggiavano in banchina incontravano. Ed era impossibile non notarlo, anche perché non si poteva non avvertire il profumo delle delizie culinarie che si spandevano dai fornelli per ogni dove. Fabrizio ha continuato la tradizione di questo locale che dispone (come già detto) di due entrate, una sulla piazza interna, l’altra in calata, contrappuntata sempre da una serie di fiori variopinti. Era subentrato alla famiglia Russomanno. Lui insieme con la famiglia ha gestito il locale per più di 30anni, allestendo piatti tipici elbani. Chi, per esempio, non ha gustato gli gnocchetti alla margherita o gli spaghetti al polpo, i tagliolini al cappone, i totani ripieni e così via di questo passo. Sono tutti proposte di menu che si leggono sul suo sito. Senza poi pensare alla specialità di ‘pizze alla garibaldina’. Fabrizio era una persona che si faceva voler bene da tutti. Aperto, dai modi cordiali, sapeva stare con la gente e aveva la capacità di mettersi in sintonia con le persone. Quando gli impegni di lavoro glielo consentivano, amava dedicarsi alla campagna e alla cura degli animali domestici che lasciava liberi nel suo podere. Lavoro e famiglia erano i suoi principali ideali. A essi si dedicava con tutto se stesso. Celebre la sua bonomia e la sua battuta sempre salace che riscuoteva tanto successo. Con lui era quasi impossibile arrabbiarsi o prendersela, perché tutto quello che diceva, vivendo continuamente la piazza e sentendo gli umori della gente, era veritiero, da prendersi in considerazione, sia dal punto di vista degli amministratori (lui era il portavoce dei bisogni della categoria), sia da chi gli ormeggiava davanti in banchina e teneva acceso i motori. Usciva dalla cucina con il suo grembiule bianco sollevato e invitava il capitano a spegnere i generatori dei panfili, perché disturbavano i suoi clienti. Una figura che mancherà a Portoferraio. Lascia la moglie Giovanna e i figli Duccio, Eugenio ed Edoardo. I funerali si svolgeranno domani mattina alle 11 nella chiesa di San Giuseppe alla Sghinghetta. Dopo, il feretro sarà accompagnato dall’impresa Fuligni a Grosseto per la cremazione. —

Lu.Ci.

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