Italia
Quindici operai polacchi protestano: la nostra ditta ci deve ancora pagare
PIOMBINO. Quindici operai polacchi, che lamentano di non aver ancora riscosso dalla ditta per cui lavorano la paga di due mesi di lavoro, ieri mattina hanno dato vita a una rumorosa protesta davanti al cantiere della Sicmi, l’azienda che produce scafi per maxiyacht.
Gli operai hanno lavorato alla Sicmi per conto di una ditta del loro Paese, sono in prevalenza saldatori e carpentieri, e sono stati ingaggiati per coprire un lavoro a tempo nel cantiere piombinese.
Ieri mattina – secondo quanto ricostruito – protestavano sul marciapiede davanti all’azienda perché il responsabile della ditta per cui lavorano era tornato dalla Polonia per prendere l’attrezzatura e il gruppo di operai temeva che volesse ripartire.
Cosa che gli volevano impedire, se prima non fossero stati pagati.
Sul posto sono intervenuti polizia di Stato e agenti della Municipale, insieme a un sindacalista, Mauro Macelloni, responsabile dell’indotto per la Fiom, a cui i lavoratori polacchi si sono rivolti.
Storia complicata, dal punto di vista burocratico e pure della reciproca comprensione.
Sicmi ha pagato quanto dovuto alla ditta, e va ancora chiarito quanto poi di conseguenza è stato riscosso dai singoli, perché qualcuno non sarebbe stato pagato per intero nei circa due mesi lavorati nel cantiere, altri avrebbero avuto invece solo una parte del salario.
Alla fine è stato concordato un incontro per lunedì, dopo che l’azienda avrà fatto tutte le sue verifiche e gli approfondimenti necessari con il proprio ufficio legale.
«I lavoratori hanno ragione ma non si tratta di un caso semplice. Mi sono impegnato per favorire una soluzione – spiega Macelloni – e la Sicmi si è detta disponibile a fare quanto in suo potere. Vedremo la prossima settimana di risolvere la situazione». —
(cloz)
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