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Lavori lungo il sentiero napoleonico Legambiente chiede più cura per la storia

Lavori lungo il sentiero napoleonico Legambiente chiede più cura per la storia

Al centro delle polemiche l’intervento degli operai dell’ex Unione dei Comuni, non c’entra niente la posa della fibra di Telecom

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PORTOFERRAIO. I lavori lungo l’antica via napoleonica nel bosco di san Martino, alla periferia di Portoferraio, non sono collegati alla posa della fibra ottica. In realtà si tratta di lavori di manutenzione ordinaria compiuti dal personale dell’ex Unione dei Comuni, sulla cui regolarità sono in corso degli accertamenti. Le foto dell’intervento in corso, finite al centro delle polemiche sui social network, non sono pertanto attribuibili in alcun modo alla società Telecom Italia mobile, come erroneamente riportato sul Tirreno di ieri.

«L’antica via – chiarisce Legambiente Arcipelago toscano – che poi diventa una strada forestale che si inoltra nella foresta demaniale di San Martino, è da tempo oggetto di lavori da parte degli operai dell’Unione dei Comuni delle colline metallifere (quindi il personale che prima apparteneva all’ex Comunità Montana dell’Elba e Capraia) e non c’è nessun appalto, visto che si tratta di interventi “di routine” in un’area forestale demaniale». Le immagini del selciato in parte danneggiato e del percorso coperto di fango a poche centinaia di metri dalla villa di Napoleone, hanno creato lo sdegni di numerosi conoscitori della zona, tra i quali la responsabile degli archivi storici dell’isola d’Elba Gloria Peria e dell’ex presidente del Parco Beppe Tanelli. La “Strada Maestra di San Martino” già censita nel Catasto Leopoldino, promulgato da Pietro Leopoldo Granduca di Toscana nel 1765, è quel sentiero che si imbocca svoltando a sinistra prima di entrare nel viale di accesso alla Villa Napoleonica di San Martino.

«Le pietre del selciato sono quelle di una antica via di comunicazione, minuziosamente posate per creare spallette di delimitazione e vie di scorrimento delle acque. Si percorre per raggiungere il sentiero numero 221 che si inoltra nella Foresta demaniale di San Martino – spiegano da Legambiente – Al contrario di quanti credono in molti, le foto dei lavori che stanno circolando sui social network non riguardano la posa della fibra ottica da parte della Tim. Da quanto ne sappiamo, c’è già stato un intervento dei carabinieri forestali che non sembrano aver accertato danneggiamenti del basolato, dato che non ci sono stati scavi del piano di calpestio come avvenuto sulla strada di Rimercojo a Poggio. Certo, sconcerta che, in un’area così delicata dal punto di vista storico e culturale, si sia proceduto a un allargamento e “sistemazione” di una strada senza un’oculata movimentazione dei detriti prodotti e provocando colate di fango che hanno poi interessato il tratto selciato, con un ampliamento del piano stradale che ha comportato un pesante intervento sul lato a monte e affogato di fanghiglia gli scoli del percorso».

Quanto avvenuto a San Martino, fortunatamente, non è così grave come sembrava in un primo momento. «Ma dimostra comunque – aggiungono dal Cigno Verde – che è necessario che, quando si interviene su percorsi ed aree importanti per la nostra storia e il nostro ambiente, le imprese private e pubbliche operino con più attenzione e nel pieno rispetto di norme, prescrizioni e nullaosta. Lo richiede anche la nuova sensibilità che l'opinione pubblica elbana sta mostrando su questi temi».

La polemica sui lavori a San Martino arriva proprio nel momento in cui si dovrebbe iniziare a celebrare il duecentesimo anno della morte di Napoleone Bonaparte, che a San Martino fu principe e ospite impaziente: «Sembra che facciamo di tutto per banalizzare e trascurare la memoria dei luoghi in cui ha vissuto – conclude Legambiente – A volte, durante i nostri viaggi e vacanze, ci imbattiamo in piccole comunità che conservano gelosamente le testimonianze del passato, noi che abbiamo una storia magnifica da conservare, “un impero che ci è stato lasciato in custodia”, lo maltrattiamo mentre ne celebriamo ipocritamente le ricorrenze. Aspettiamo di sapere dalle istituzioni interessate cosa è successo davvero a San Martino e quale sia la natura e il fine di quanto realizzato, ma ha ragione il professor Franco Cambi: occorre che Comuni, Soprintendenza, Parco e altri Enti pubblici e le associazioni datoriali, ambientaliste e culturali si mettano a un tavolo per definire come, dove, quando intervenire in aree delicate dal punto di vista storico, culturale e ambientale». —

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