Il Tirreno

cerimonia di intitolazione 

Ecco il piazzale Martiri delle foibe per non dimenticare quella tragedia

Cecilia Cecchi
Ecco il piazzale Martiri delle foibe per non dimenticare quella tragedia

Adilardi: «I miei familiari per fortuna riuscirono a fuggire» Il sindaco: «Una targa e un luogo per ricordare le vittime»

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PIOMBINO. «La mia famiglia è arrivata qui da Tèodo, cittadina costiera oggi perla del Montenegro, adorata dai turisti. Durante la dominazione italiana dal ’41 al ’43 mio padre e mio zio insegnavano a scuola. Per caso, a volte capita, hanno avuto la fortuna di morire di vecchiaia: non attaccati ai pali della luce con un laccio al collo o sventrati come la giovane maestra incinta, o evirati come i carabinieri. Questo hanno fatto agli italiani i partigiani rossi di Tito appoggiati dal comunismo internazionale».

Giorno del ricordo, cerimonia di intitolazione del piazzale Martiri delle foibe e il dottor Pietro Adilardi racconta il vissuto della famiglia, il dramma dell’esodo: «Per un malore di mia nonna – prosegue – riuscirono a prendere un piroscafo. Montenegro, per 400 anni già parte della Repubblica di Venezia, dunque sempre Italia. Con altri esuli qui a Piombino abbiamo condiviso tanta nostalgia per questa nostra terra».

Vissuto coinvolgente dopo l’intervento del sindaco Francesco Ferrari teso a sottolineare come «in questa giornata siamo chiamati a ricordare una tragedia. Per rendere omaggio e riconoscere quell’eccidio e le inaudite violenze contro persone ree di essere italiani: non solo militari – aveva spiegato –, soprattutto civili donne e bambini. Una targa e una piazza non daranno giustizia, ma testimoniano un atto di vigilanza, riconoscendo onore a chi visse quel momento doloroso». «Non esistono morti di serie a o b» aveva poi sottolineato il presidente del consiglio comunale Massimo Giannellini. Parla Adilardi, si scopre la targa.

Ci sono consiglieri di minoranza (anche Anna Tempestini e Daniele Pasquinelli) col deputato leghista Manfredi Potenti. Piazza affacciata sul mare, all’orizzonte le isole dell’arcipelago: non solo i camperisti la adorano. Delimitata dai campi da tennis e dal cimitero. Intitolazione come invito a non dimenticare. «Foibe e campi di concentramento, sono tutti crimini e tutti i morti vanno ricordati. La pace è la regina della vita» ecco ben riassunto cosa non si deve più leggere solo nei libri di memorie degli esuli. –

Cecilia Cecchi

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