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Dal Cotone a Modica, padre Carlo Uccelli racconta la nuova vita
Trasferito in Sicilia dopo 33 anni nella parrocchia piombinese adesso il missionario saveriano si occupa d’immigrazione
Valeria Parrini
Piombino. Dalla parrocchia del Cotone a Modica. A giugno saranno due anni che padre Carlo Uccelli ha lasciato la città per raggiungere la Sicilia. E continuare la sua vita da missionario. Concentrata, stavolta, sull’accoglienza degli immigrati.
La telefonata non se l’aspettava. Racconta di essere nella cattedrale di Noto e di aspettare delle persone.
Toni sorpresi piacevolmente. Modi gentili e la stessa voce pacata.
Va per gli 82 anni padre Carlo. Ne ha trascorsi 33 a Piombino. E qua ha lasciato un bel segno tra la popolazione anche al di fuori della (ex) borgata operaia. Insieme a Emma Gremmo, rimasta al suo posto nella Fraternità missionaria del Cotone, sono stati, tra le altre cose, una presenza importante nella battaglia contro l’inquinamento e per la dignità delle persone, dentro e fuori il perimetro industriale.
Poi, ottantenne, il sacerdote ha pensato che la pensione non faceva per lui e si é messo a disposizione della comunità immigrata attraverso la Cimi (Conferenza degli istituti missionari italiani). Un’esperienza intercongrezionale di cui parla volentieri. Prima, però, un pensiero alla città: «A Piombino sono stato molto bene e la saluto con affetto. Da voi ho incontrato persone generose e combattive. E’ un contesto diverso ma anche qua mi trovo bene con la gente», racconta.
Un inserimento umile, fatto dal capire, dall’ascoltare. Che propone e non impone. La missione con Emma l’hanno sempre vissuta così.
Lavora in una piccola comunità di 3 persone. Due saveriani, lui e una delle due missionarie. L’altra, é un medico comboniano. Tutti con lunghe esperienze in Africa.
Da qualche tempo si é unita una ragazza keniota. Laureata nel suo Paese nel campo della moda e in Italia con una borsa di studio che in parte avrebbe dovuto restituire lavorando a Bologna in un atelier. «Col Covid si é bloccato tutto e lei adesso é diventata una presenza molto positiva per la nostra realtà», racconta padre Carlo.
Tra un mese, la comunità si sposterà nel vecchio asilo abbandonato di un altro quartiere abitato prevalentemente da immigrati qua da molti anni. Soprattutto nordafricani.
I locali si prestano a diverse attività in grado di coinvolgere i bambini. «Attraverso loro, potremo favorire rapporti con le famiglie italiane», aggiunge il sacerdote.
La presenza della comunità si concretizza anche nella gestione di un appartamento dove vivono 5 ragazzi messi fuori dai centri di accoglienza. «In alcuni casi, – prosegue – li aiutiamo a ottenere i permessi di soggiorno, a trovare un lavoro o a frequentare la scuola. Alcuni si sono diplomati. Li aiutiamo anche a diventare più responsabili».
«I decreti Salvini con la chiusura dei centri di accoglienza hanno fatto un gran regalo alla mafia che si muove dappertutto silenziosamente», commenta padre Carlo. Che aggiunge: «Ha a disposizione manodopera praticamente gratis e ricattabile. Per questo – chiude – siamo alla ricerca di aziende sane, ce ne sono, in cui inserire le persone». —
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