È morto Fabrizio Callai, lascia un grande vuoto
Il “Kalle”, come lo chiamavano gli amici, da anni combatteva contro una malattia neurodegenerativa. Stamani i funerali
piombino. Se ne è andato un uomo buono, amato da tanti amici. Il suo calvario è finito ieri notte, a casa sua, circondato dall’amore della famiglia. Fabrizio Callai, 60 anni, è morto dopo una lunghissima lotta contro una malattia neurodegenerativa, la corea di Huntington, che colpisce la coordinazione muscolare. Una malattia che conduce anche a un declino cognitivo. Ma Fabrizio è sempre rimasto lucido fino all’ultimo giorno, finché non è stato sedato per risparmiargli inutili sofferenze.
Giorni addietro Fabrizio Callai era stato anche ricoverato a Villamarina per una crisi respiratoria. In passato era stato seguito dai medici dell’ospedale di Pisa, ma tutti avevano concluso che per quella malattia non c’erano cure. E ormai la situazione era disperata.
Per questo motivo la moglie, dopo essersi consultata con i medici dell’ospedale piombinese, aveva deciso di riportarlo a casa, per poterlo accudire fino all’ultimo istante. Per non lasciarlo mai solo. E così è stato. Sedato come dicevamo da alcuni giorni, ieri notte Fabrizio si è arreso.
La salma è stata composta e trasferita alla sala del commiato della Pubblica assistenza, in via Gori, per consentire ai tanti amici di vederlo un’ultima volta.
Stamani alle 9,30 al cimitero è prevista la messa funebre. Poi il corpo verrà tumulato nella cappella di famiglia.
Fabrizio lascia la moglie Marella Renati, la figlia Virginia e tante persone che gli hanno voluto bene. Come i gemelli Da Mommio, con cui era cresciuto. Ivano in particolare lo piange come se fosse stato un altro fratello: «Era davvero così per me, sin dai tempi in cui frequentavamo il gruppo Guerrieri di corso Italia e anche dopo. Era l’uomo più buono che io abbia mai conosciuto».
Callai aveva lavorato alle acciaierie ma era in pensione da tempo. La malattia gli fu diagnosticata una ventina di anni fa, anche se all’inizio i disturbi erano molto lievi. Pian piano però le sue condizioni avevano cominciato a peggiorare. Problemi nel camminare, nel muoversi, poi nel parlare.
«Ormai viveva chiuso in casa da quattro anni e mezzo – prosegue Ivano – e soffriva, tanto. È sempre rimasto cosciente fino in fondo, lunedì ci siamo salutati per l’ultima volta».
Fabrizio Callai aveva una grande passione per l’Inter, tanto da essere soprannominato Kalle, nomignolo che germanizzava un po’ il suo cognome e che si ispirava a uno dei suoi idoli, Karl-Heinz Rummenigge. Una sciarpa nerazzurra gli è stata messa sulla bara dagli amici.
Amava il calcio e il calcetto, finché il fisico è rimasto integro ha partecipato a molti tornei.
«Aveva tante altre passioni – dice ancora Ivano – e poi si lasciava trascinare in quelle degli altri. Tante volte è venuto con me a pescare e qualche volta anche a caccia, anche se non era cacciatore, ma solo per il gusto di stare con gli amici». —
A.d.G.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
