Italia
Il grido di dolore delle agenzie di scommesse: «Senza un futuro»
I gestori lanciano l’allarme: «I rimborsi non bastano e così si rischia anche di favorire il gioco clandestino»
PIOMBINO. Criticato da alcuni e apprezzato da altri, il mondo delle scommesse è ricco di sfaccettature: si va dalla classica “schedina” alle video slot. Ma tutte le agenzie in questo momento hanno una cosa in comune, che riguarda anche le sale giochi per grandi e piccini: lo stop per decreto.
Adesso, dopo oltre sei mesi di chiusura «siamo arrivati a raschiare il fondo del barile. Senza contare che tutto ciò potrebbe finire per favorire il gioco clandestino. Del resto in alcune zone d’Italia è già successo».
Affitti da pagare con zero entrate, posti di lavoro persi e prospettive quanto mai incerte preoccupano i titolari di sale giochi e agenzie di scommesse. Anche in Val di Cornia. Chi in passato ha investito per avviare e mantenere la propria azienda, insomma, ora teme di perdere tutto.
«Noi siamo tre soci e gestiamo due attività. Abbiamo ricevuto complessivamente 3.200 euro di ristori, che sono pochissimi considerando affitto, bollette da pagare e tasse». A parlare è Maurizio Gasperini, uno dei titolari delle due sale slot Las Vegas di Venturina e Piombino. «Nel 2018 avevamo tre dipendenti, poi scesi a due nel 2019. Ora ne abbiamo uno solo a pochissime ore. Guardi, la situazione è molto complicata – prosegue Gasperini – Abbiamo figli all’università e l’ammontare delle tasse è stato calcolato sui redditi pre Covid. Che dobbiamo fare? Abbiamo dovuto chiedere aiuto a genitori e nonni. Certo che alla lunga tutto questo non è sostenibile».
Dalle slot alle scommesse sportive (e non) la situazione è sempre la stessa. Così come avviene anche per le altre attività chiude per decreto, i titolari di agenzie e sale giochi sostengono di aver messo i locali a norma, spendendo per plexiglass, gel igienizzante, eccetera, occupandosi della sanificazione e preoccupandosi di contingentare gli ingressi per mantenere la distanza di sicurezza tra i giocatori all’interno dei locali. E adesso non capiscono perché le loro sale sono considerate luoghi di contagio.
«Noi abbiamo anche tolto di mezzo la carta. Le scommesse si facevano tramite video, che poi provvedevamo a sanificare – dice Corrado Ottanelli – uno dei due titolari di GoldBet, a Piombino – ora mi sento quasi rassegnato. Tanto non posso farci niente. Non mi resta che aspettare». Oltre ai due titolari, nell’agenzia piombinese lavorano due dipendenti. «Dispiace essere in questa situazione – aggiunge Ottanelli – anche perché poi c’è il rischio che si sviluppi un sistema parallelo di scommesse illegali».
Su questo punto è d’accordo anche Biagio Lettieri, che gestisce insieme ad altri soci i punti Snai di Piombino e Portoferraio. «E pensare che il gioco è stato legalizzato proprio per evitare queste cose – dice Lettieri – Poi il nostro è un settore che dà lavoro. Noi per esempio abbiamo due dipendenti all’Elba e uno a Piombino. E dietro a queste attività c’è una filiera: basti pensare all’addetto che viene a fare assistenza. Adesso siamo chiusi per decreto, come se il virus si diffondesse nelle sale scommesse in regola, senza avere prospettive certe per la riapertura».
Nebuloso è anche il futuro delle sale giochi, comprese quelle per bambini. «Così tanti mesi di chiusura a incasso zero sono difficili da sopportare – dice Pino Sorace, Sweet game di San Vincenzo e Cip ciop di Piombino – Anche perché d’estate non abbiamo lavorato molto. Se non fanno qualcosa qui si mette male». –
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