Il presidio
«Non ci prendiamo paternità di interventi fatti da altri»
piombino. Il sindaco Ferrari risponde a stretto giro all’ex sindaco Massimo Giuliani che ieri sul nostro giornale aveva sottolineato come la attuale amministrazione stia mettendo le sue “bandierine” su opere progettate, finanziate e spesso concluse della passata amministrazione. «Questa giunta ha deciso di proseguire alcuni progetti avviati, per i quali diamo informazione ai cittadini senza mai arrogarci la paternità di opere non nostre. Penso alla visita alla bretella per il porto, dove siamo andati semplicemente - dice Ferrari - a verificare lo stato dei lavori e la bontà dell’opera; penso al lodevole intervento della Conad ad opera di un privato, che ringraziamo per aver rivitalizzato una zona critica della nostra città; penso al Belvedere che abbiamo intitolato ad Elisa Bonaparte, che noi abbiamo ereditato ma che è stato oggetto di una nostra valorizzazione in chiave artistica; penso a piazza Dante, cui abbiamo voluto dare concretezza ad un’opera che era stata decisa precedentemente, apportando alcune modifiche che ritenevamo utili. In questi casi, come in molti altri, questa amministrazione si è curata di darne contezza ai cittadini, con gli strumenti della comunicazione e non certo - prosegue con quelli della propaganda elettorale. Nel caso volessi candidarmi nuovamente, tra tre anni e mezzo, solo allora racconteremo tutto quello che abbiamo fatto per la città: sarà su quello che i cittadini ci giudicheranno».
«Accanto alla cosiddetta continuità amministrativa, ovviamente questa amministrazione ha compiuto anche scelte in discontinuità. Tra tutte, mi permetto di ricordare quelle sulle politiche ambientali ed in materia di rifiuti: forse, nel tempo del suo mandato, l’ex sindaco confonde le offese personali con le legittime critiche di una città che gridava a gran voce le proprie ragioni contro le scelte della sua amministrazione su temi profondamente sentiti dalla nostra comunità. Detto questo, le offese vanno sempre e comunque condannate: ci pare bizzarro, infatti, liquidare – conclude – gli insulti ad altri con il motivo di averli a suo tempo ricevuti per sé». —
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