Il Tirreno

le conseguenze dell’emergenza coronavirus 

Cinema, palestre e ristoranti «Siamo dimenticati da tutti»

Francesca Lenzi
Cinema, palestre e ristoranti «Siamo dimenticati da tutti»

Attività completamente ferme da mesi, altre aperte ma solo a singhiozzo «Stremati da affitti e bollette, e la ripartenza sarà comunque molto dura» 

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Francesca Lenzi

PIOMBINO. Fra chiusure confermate e rinvii programmati, restrizioni sulla base di giorni e orari, zone gialle, arancioni e rosse, è spuntata anche l’ipotesi della zona bianca (o verde), che consentirebbe per le regioni con gli indicatori migliori, la ripartenza di ristoranti, bar, cinema, teatri e musei, palestre e piscine, seppur nella persistenza del rispetto delle regole base di contenimento del Covid, come mascherina e distanza. Per ora, tuttavia, si parla solo di teoria e già il governo ha tenuto a gettare acqua sul fuoco, parlando di una semplice ipotesi. Anzi, meglio, di una prospettiva, ancora lontana.

CINEMA

«Qualcosina abbiamo fatto in estate con la produzione vecchia – le parole di Patrizia Gualerci, del cinema Odeon – Adesso siamo chiusi di nuovo da tre mesi. Siamo un settore dimenticato, nessuno parla di noi. Neppure durante le feste se n’è parlato, in un periodo nel quale, anche solo per tradizione, si è sempre andati al cinema. È tutto bloccato e nemmeno le associazioni di categoria si pronunciano. Si naviga a vista e intanto gli utenti perdono l’abitudine alla sala. Un’eventuale zona bianca? – prosegue Gualerci – Ho sentito dire che, nel caso, sarebbe solo infrasettimanale e, si sa, al cinema si va nel weekend. E comunque il nostro settore è una catena. Possiamo anche riaprire, e il cinema è un luogo sicuro, soprattutto in un ambiente spazioso come il nostro, ma se le produzioni non fanno uscire i titoli, cambia poco. E fin tanto che non sarà possibile tornare a riunirci, i grandi film non usciranno. Gli indennizzi? Mah, se ne parla, ma finora siamo rimasti praticamente a bocca asciutta. Le associazioni di categoria si stanno adoperando per gli indennizzi, vediamo. Sarà sempre meglio dei 600 euro che ci hanno dato a maggio, in ogni caso rispetto ai costi di un cinema, anche chiuso, sarà una goccia nel mare, perché intanto continuiamo a pagare affitto e tasse».

PALESTRE

«Chiusi dal 25 ottobre, chiaramente speriamo di riaprire, ma in realtà avevamo già fatto tutto per stare aperti – spiega Paolo Tognarini di Kinesi – Da noi il contagio, fra sanificazioni, ingressi su appuntamento e quant’altro, non era possibile. La zona bianca? Sarebbe auspicabile, ma vanno fatti i controlli perché ora come ora assistiamo a zone bianche fai da te, con supermercati pieni, gente in giro ovunque e via dicendo. Per me la zona bianca è dar modo alle persone di lavorare in sicurezza. E, ripeto, le palestre potrebbero tranquillamente riaprire. Di più, non avrebbero dovuto chiudere. Il problema alla riapertura sarà che lavoreremo per recuperare qualcosa di quanto perso e fidelizzare la clientela. Perché ci sarà un gruppo di persone che non verrà per paura, i più giovani non avranno il via libera dai genitori, e gli affezionati recupereranno l’abbonamento. Nuovi iscritti? Forse, ma con abbonamenti solo di un mese a causa dell’incertezza. Temo che nel 2021 andremo ancora a ranghi ridotti. E se dura tanto, si dovrà cercare un altro lavoro. Siamo una categoria dimenticata eppure portiamo benessere alle persone».

RISTORANTI

Sono rimasti aperti, invece, bar e ristoranti, ma abili e arruolati solo con l’asporto e la consegna a domicilio e, soprattutto per i ristoranti, questo ha condizionato non poco l’attività. «Io, ad esempio, faccio l’asporto ma per il 31 dicembre sono rimasto chiuso – afferma Riccardo Martinelli di “Fuoco alla Torre” – perché Capodanno è una serata particolare, in cui presentare i piatti in un certo modo, con un determinato stile che si perde nell’asporto. Quindi, prima di fare più danni che guadagni, ho chiuso. Anche queste riaperture post Epifania non sono il massimo. Si deve infatti ripartire con tutta la linea per pochi giorni. Fortuna che ho già delle prenotazioni, perché la gente ha voglia. Però, ripeto, è impegnativo far ripartire tutto solo per un paio di giorni. Detto questo, se è acqua che non toglie la sete, fa comunque comodo. La zona bianca? Non credo che ci sarà in tempi brevi – continua Martinelli – Meglio, a questo punto, riaprire in modo graduale, stare un bel periodo in zona gialla, e poi concedere più libertà. Non vorrei che diventasse un’arma a doppio taglio, con rischio assembramenti. Di sforzi ne abbiamo fatti tanti, è meglio andarci cauti con la riapertura totale».

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